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Dall’Aula alla piazza, il centrosinistra prepara battaglia sulla legge elettorale

di Redazione Ilquotidianodinapoli.it
31/08/2026
in Politica, Primo Piano
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Dall’Aula alla piazza, il centrosinistra prepara battaglia sulla legge elettorale

Un’opposizione dura e intransigente senza escludere il ricorso alla piazza. Il campo largo prepara la battaglia contro la riforma della legge elettorale che riprenderà il suo iter da martedì in Senato. E va all’attacco anche sul merito del provvedimento dopo le indiscrezioni sul reinserimento del ballottaggio nel testo nel caso nessuno raggiunga la soglia per l’attribuzione del premio, sul quale la maggioranza starebbe ragionando. Sul punto, come sulla norma che esclude i voti dei piccoli sotto il 3% dal computo per la cifra elettorale nazionale, sarebbero in corso nella maggioranza una serie di approfondimenti tecnici.    Oggi gli addetti ai lavori del centrodestra si sono sentiti in una call per fare un punto e dovrebbero tornare a confrontarsi anche domani sempre online, in vista della scadenza degli emendamenti fissata per martedì. Sul doppio turno, ad ogni modo, ancora non ci sarebbero decisioni finali prese anche perché – come sarebbe emerso anche nella riunione di oggi – non c’è una posizione univoca con la Lega che mantiene i propri dubbi, con FdI e FI più aperti, nonostante non manchi chi mette in luce i possibili ostacoli anche tecnici che possono derivare da questo meccanismo. E anche chi, come il presidente del Senato Ignazio La Russa, pur essendo a favore evidenzia le difficoltà di cambiare tutto a questo punto della corsa.     Ad ogni modo, si osserva sempre nella maggioranza, dopo il termine di martedì, ci sarà ancora un po’ di tempo per fare le valutazioni del caso visto che, dato il congruo numero di proposte di modifica che arriveranno dall’opposizione, è quasi certo che non si arriverà a discuterle in commissione e si ripartirà dall’Aula, senza il relatore, con il termine scaduto ma potendo utilizzare lo strumento delle riformulazioni.     Per quanto riguarda il ballottaggio, per altro, uno degli sherpa osserva come “si tratta di una decisione politica che spetta comunque ai capi, al di là degli ostacoli tecnici che comunque oggettivamente esistono”.     Intanto anche l’opposizione si prepara e sta mettendo a punto un pacchetto di emendamenti condivisi. “E’ vergognoso il loro modo di procedere” ora vogliono il ballottaggio “per paura di perdere”, sottolineano il dem Dario Parrini e Angelo Bonelli di Avs. “Arriva un pirla che dice un’idiozia al minuto e la maggioranza entra nel panico, aggiunge pezzi alla legge elettorale per cercare di mettere una pezza”, chiosa Carlo Calenda, leader di Azione, con chiaro riferimento a Roberto Vannacci.     Contro il provvedimento, poi, non è esclusa la mobilitazione anche fuori dal Parlamento. A chiamarla nuovamente è il segretario di +Europa Riccardo Magi. “Contro questa riforma plebiscitaria serve una mobilitazioni di tutte le opposizioni”, sottolinea spiegando che organizzerà una iniziativa, come avvenuto alla Camera con la ‘Notte della democrazia’ nel giorno dell’approvazione, il 15 settembre, data del voto finale in Aula a Palazzo Madama.     Il tema della legge elettorale resta poi legato a filo doppio con il dibattito interno al campo progressista sulle primarie.     Su questo fronte M5s resta fermo sulla richiesta di una consultazione che sia aperte. Mentre nel Pd si moltiplicano le voci critiche alle quali ieri si è aggiunta quella di Antonio Decaro. E’ “surreale concentrarsi sul capo, gli elettori ci chiedono cosa faremo se vinciamo le elezioni. Non abbiamo tempo da perdere”, sottolinea anche Nicola Fratoianni di Avs.     Certo è che da qui all’inizio di ottobre i leader del centrosinistra – che comunque restano sempre in contatto – avranno diverse occasioni di confronto sul punto a partire proprio dalla festa di Avs ‘Terra!’. Ci sarà poi la Festa dell’Unità con la chiusura della segretaria Dem Elly Schlein e l’intervento del leader M5s Giuseppe Conte. Evento fondamentale per i pentastellati sarà poi la chiusura di Nova il 19 e 20 settembre a Milano.     Un calendario fitto dopo il quale, quando sarà più chiaro anche il destino della riforma elettorale, la necessità di scelta si farà più stringente.  

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