Meno roghi di rifiuti grazie al lavoro su strada di forze dell’ordine ed esercito e per le nuove norme, ma una situazione di inquinamento delle acque di falda molto preoccupante che necessita di un approfondimento che coinvolga l’intero territorio della Campania, non solo i 90 comuni delle province di Caserta e Napoli ricadenti nella Terra dei Fuochi. E’ quanto emerge dalla relazione approvata dal Parlamento e realizzata dopo tre anni di lavoro, sei missioni e 32 audizioni, dalla Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari; il documento di 400 pagine è stato presentato a Casal di Principe (Caserta), a Casa Don Diana – bene confiscato sede dell’omonimo comitato – ad autorità civili, ecclesiastiche, cittadini e associazioni. Oltre 200 persone che hanno ascoltato con preoccupazione i dati forniti dal deputato Iacopo Morrone, presidente della Commissione, affiancato dai relatori Gerolamo Cangiano (FdI) e Carmela Auriemma (M5s). “Per la prima volta una Commissione di inchiesta si occupa delle acque di falda, è questo è fondamentale, perchè abbiamo aperto un altro fronte di intervento” dice Auriemma, originaria di Acerra, comune dove un recente studio della Federico II, commissionato dalla Regione, ha accertato la presenza nelle acque di falda di soglie oltre il limite di legge di tricloroetilene (Tce), inquinante di origine industriale associato a tumori che da anni ormai sono presenti sul territorio come quello del rene, del fegato e al linfoma non-Hodgkin; nel Casertano invece, a Villa Literno, sono emerse alte concentrazioni di tetracloroetilene (Pce), ritenuto probabile cancerogeno. Risultati cui è giunta anche la stessa Commissione, che già tre anni fa aveva iniziato un campionamento delle acque, trovando valori di inquinanti oltre norma nei pozzi e nei canali usati anche per l’irrigazione, oltre che nel fiume Sarno nel Salernitano. “La contaminazione delle acque è un aspetto meno evidente dell’inquinamento del territorio, rispetto agli abbandoni di rifiuti, ma molto presente e più preoccupante – dice Morrone – perchè le acque circolano per cui non è possibile occuparsi del problema da un punto di vista dei singoli territori, ma in modo complessivo, dunque a livello regionale”. Sul fronte dei traffici e dei business illeciti relativi ai rifiuti, il deputato Cangiano ha sottolineato il coinvolgimento della camorra, “specie del clan Zagaria, che continua ad occuparsi del settore in modo costante”. Per Morrone non basta reprimere per riportare le legalità ambientale, “ci vuole uno scatto culturale dei cittadini e degli operatori economici”.
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