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Risiko bancario: cosa cambia per i risparmiatori

di Redazione Ilquotidianodinapoli.it
28/06/2026
in Economia Italiana
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Risiko bancario: cosa cambia per i risparmiatori

L’ultimo capitolo del risiko bancario italiano conferma una tendenza ormai consolidata: il progressivo rafforzamento dell’integrazione tra i principali poli nazionali e la concentrazione del settore attorno a pochi grandi operatori. Una dinamica analoga e ancora più marcata caratterizza la previdenza complementare. Ma quali benefici e quali criticità presenta questo processo per i risparmiatori? Ne da risposta una analisi di Andrea Rocchetti, Global Head of Wealth di Moneyfarm.
Vantaggi e criticità
Per i risparmiatori, la presenza di pochi grandi gruppi solidi presenta alcuni indubbi vantaggi. Banche più patrimonializzate sono generalmente più capaci di assorbire gli shock economici, investire in innovazione tecnologica e sicurezza informatica, nonché sostenere la competizione a livello europeo. Sotto questo profilo, la maggiore dimensione può rappresentare una concreta garanzia di stabilità per chi affida loro i propri risparmi. 
Accanto ai benefici, emergono tuttavia alcune criticità. Un mercato più concentrato tende infatti a ridurre la pressione competitiva tra gli operatori, limitando sia le occasioni per i clienti di cambiare intermediario sia gli incentivi per le banche a migliorare l’offerta. Questo tema è particolarmente rilevante in Italia, dove il rapporto fiduciario con il consulente incentiva la permanenza presso lo stesso operatore. Secondo un’indagine di Altroconsumo, il 50% degli intervistati utilizza la stessa banca da oltre vent’anni e il 73% da più di dieci anni.

Questa scarsa mobilità sembra dettata più da inerzia che da una scelta consapevole, e comporta un costo elevato. Secondo i dati della Banca d’Italia del 2024, chi aveva un conto presso la stessa banca da oltre dieci anni pagava mediamente 122 euro l’anno, più del doppio dei 59 euro sostenuti da chi aveva aperto il conto da meno di dodici mesi. 

Il modello integrato e Retail Investment Strategy (RIS)
Un altro elemento caratteristico del sistema italiano è il modello integrato, in cui lo stesso gruppo controlla la banca, la società di gestione e la rete distributiva. Una struttura che genera potenziali conflitti di interesse e che non sembra aver prodotto benefici tangibili in termini di efficienza per il cliente finale, dato che i costi dei fondi comuni in Italia restino tra i più elevati d’Europa. In media, un fondo azionario presenta commissioni annue superiori al 2%, e secondo un’analisi Consob circa il 70% delle commissioni di gestione viene assorbito proprio dalla rete distributiva.

 Per contrastare la scarsa mobilità e i costi elevati della distribuzione, la Commissione Europea ha approvato a dicembre 2025 il pacchetto normativo della Retail Investment Strategy (RIS), che impone trasparenza e comparabilità sui costi. La RIS introduce il principio del Value for Money, che obbliga produttori e distributori non solo a confrontare i propri prodotti con un gruppo di riferimento comparabile, ma anche a dimostrare formalmente (tramite una prova attiva di proporzionalità) che i costi siano pienamente giustificati. In teoria, le economie di scala delle fusioni dovrebbero consentire servizi migliori e meno costosi, ma l’esperienza mostra che i vantaggi delle sinergie tendono spesso a rimanere in capo agli azionisti, senza tradursi in una riduzione delle commissioni per i clienti.

La chiusura degli sportelli e il futuro della consulenza 
Il risiko bancario non ha inoltre arrestato il progressivo ridimensionamento della presenza fisica sul territorio. Nel solo 2025 sono stati chiusi altri 516 sportelli e oggi il 44% dei comuni italiani è privo di una filiale bancaria, lasciando circa cinque milioni di persone senza un presidio di prossimità. La riduzione degli sportelli non rappresenta necessariamente un problema se i canali digitali sono in grado di colmare il vuoto, ma la transizione verso modelli di servizio realmente ibridi – capaci di integrare tecnologia e consulenza umana – appare ancora incompleta.

L’importanza di una scelta consapevole
In un mercato sempre più concentrato, per i risparmiatori resta fondamentale evitare un atteggiamento passivo, prestando attenzione ai servizi ricevuti e confrontando costi e condizioni. Esercitare il proprio potere di scelta è l’obiettivo a cui punta anche la Savings and Investments Union europea, che mira a creare strumenti di risparmio più comparabili, portabili tra diversi provider e accessibili oltre i confini nazionali. Un primo passo concreto in tal senso è rappresentato dai Savings and Investment Accounts, conti standardizzati raccomandati dalla Commissione Europea agli Stati membri, anche se per il momento si tratta ancora di una direzione tracciata più che di un traguardo pienamente raggiunto.

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