Lo sciopero dei tir annunciato in risposta al caro carburante è la punta dell’iceberg di un settore in affanno.
Secondo l’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, un’impresa su cinque rischia di chiudere entro la fine del 2026 per via della crisi di liquidità. Se il prezzo del diesel dovesse rimanere sopra i 2 euro al litro non ci sarebbe alternativa per molti piccoli padroncini.
Verso lo sciopero dei tir
Lo sciopero dei tir dovrebbe iniziare il 15 maggio e durare per cinque giorni. Le modalità effettive del blocco dei trasporti su gomma saranno comunicate alla Commissione di garanzia lunedì 20 aprile.
Trasporto su gomma e caro gasolio
Il punto dolente non riguarda solo la disponibilità di carburante, quanto la sua sostenibilità economica per le imprese. Oggi il diesel costa mediamente 2,135 euro al litro, con un aumento del 30,6% rispetto a fine 2025 e del 24% dall’inizio del conflitto nel Golfo. Un livello di prezzo che sta mettendo fuori gioco soprattutto i piccoli operatori.
In pratica i camion non si fermano perché il gasolio non si trova, si fermano perché non si riesce più a pagarlo.
Il carburante rappresenta circa il 30% dei costi operativi di un’impresa di autotrasporto. Quando i prezzi salgono rapidamente, il sistema si inceppa. E il motivo è finanziario: gli autotrasportatori pagano il gasolio subito, ma incassano i servizi anche dopo 60, 90 o 120 giorni.
I numeri: un pieno oggi costa oltre 1.067 euro, ovvero
+207 euro rispetto a poche settimane fa;
+250 euro rispetto a fine 2025.
Su base annua, il costo del carburante può arrivare a circa 76.860 euro per camion, con un aumento di quasi 17.500 euro rispetto al 2025.
Sciopero dei tir e rischio effetto domino sull’economia
Il fermo dei Tir rischia di avere effetti immediati su tutta la filiera con rallentamento delle consegne, problemi nella logistica e possibili ritardi nella distribuzione di beni.
Il problema arriva da lontano: negli ultimi 10 anni, il numero di imprese di autotrasporto è sceso da 86.590 a 67.349 segnando il -22,2%. E le prospettive sono ancora più critiche con oltre 13.000 aziende, una su cinque, che come detto rischia la chiusura entro fine anno.
Il taglio delle accise
Paradossalmente, le misure di sostegno del Governo in merito al taglio delle accise si sono rivelate un boomerang. Gli autotrasportatori hanno diritto a un rimborso sulle accise per il gasolio professionale, ma quando lo Stato taglia le accise per tutti i consumatori, quella riduzione viene decurtata dal rimborso spettante alla categoria. Risultato: lo sconto alla pompa neutralizza il vantaggio fiscale specifico, lasciando i vettori senza un reale calo dei costi. Detta in altre parole: mentre i normali automobilisti traggono un vantaggio reale dal taglio delle accise, gli autotrasportatori non risparmiano nulla di più rispetto a prima.
Fuel surcharge
Il fuel surcharge è una clausola contrattuale che sulla carta dovrebbe garantire l’adeguamento automatico delle tariffe quando il prezzo del gasolio oscilla oltre il 2% rispetto ai valori di riferimento.
Come viene scritto nello studio della Cgia di Mestre, alcuni committenti non applicano la clausola del fuel surcharge mentre altri la applicano in maniera del tutto arbitraria, ovvero scorporando la quota corrispondente al taglio delle accise introdotte dal Governo. Il risultato è che il rischio resta in capo agli autotrasportatori, soprattutto ai più piccoli.









