(di Angela Majoli)
“Mi piacerebbe che da questa
attenzione, che ci onora, da parte della premier Giorgia Meloni,
nascesse una visita alla nostra manifestazione: venga a vedere
con i suoi occhi che alla Fiera ci sono editori, stand,
giornalisti di ogni colorazione politica e di ogni orientamento.
Sarebbe molto bello se venisse, e lo dico non con intento
polemico, ma per dimostrare che si tratta di un grande
frantendimento”. Annamaria Malato, presidente di Più Libri Più
Liberi, in una conversazione con l’ANSA tira le somme della
polemica che ha investito l’evento, dopo l’intervento mattutino
su X della presidente del Consiglio che ha parlato di “censura”,
e rilancia invitandola alla 25/a edizione, in programma alla
Nuvola dell’Eur dal 4 all’8 dicembre.
“Da parte della Fiera e dell’Aie – ribadisce Malato – non c’è
mai stata alcuna volontà censoria, alcun intento partitico né
orientamento politico: la libertà è sempre stata alla base della
manifestazione che va avanti da 25 anni. Ci ha molto colpito
tutta questa attenzione per una cosa abbastanza banale.
Quest’anno abbiamo inserito una una serie di innovazioni, con
una nuova squadra di curatori e una nuova governance: tra
queste, c’è un’esplicitazione di concetti già insiti nel
regolamento, attraverso un’autodichiarazione. L’attenzione di
una delle più alte cariche dello Stato non può che spingerci a
un approfondimento che faremo con il Comitato di Indirizzo: ma
restiamo convinti della bontà del nostro operato, testimoniato
da 25 anni di storia”.
Il documento della discordia è un allegato che tutti i
partecipanti alla Fiera devono sottoscrivere e che dettaglia i
contenuti del Regolamento generale della manifestazione,
promossa e organizzata dall’Aie, l’Associazione Italiana
Editori. Se, fino all’anno scorso, il Regolamento prevedeva
l’adesione ai “valori espressi nella Costituzione Italiana,
nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella
Dichiarazione universale dei diritti umani”, per il 2026 una
dichiarazione aggiuntiva prevede tra gli impegni quello di
“riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base
dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana”. Il
“patentino antifascista” nelle parole della premier, già finito
nel mirino di Francesco Giubilei, editore e direttore di
Historica edizioni e di Giubilei Regnani editore.
Una scelta nata dall’edizione 2025, quando la presenza dello
stand della casa editrice Passaggio al Bosco fu al centro di
polemiche, contestazioni e defezioni? “L’idea – risponde Malato
– era tornare a parlare di libri, nella speranza di smorzare le
polemiche e di riportare il lavoro degli editori al centro della
manifestazione: un obiettivo evidentemente fallito. Alla base
della Fiera ci sono i valori su cui si fonda il nostro vivere
democratico: mi sembra lapalissiano, ecco perché questa polemica
ci colpisce molto. Forse tutto questo dibattito va un po’ oltre
la manifestazione, è filosofico e ideologico. Non ci aspettavamo
queste reazioni, ma ovviamente non possiamo non investirne il
Comitato di Indirizzo: rifletteremo, ne parleremo”.
In tempi in cui Salerno Letteratura revoca l’incarico della
prolusione inaugurale a Erri De Luca dopo alcune sue
dichiarazioni su Israele, sionismo e genocidio in Palestina e
c’è chi si mobilita – senza successo – per escludere
l’israeliano Eskhol Nevo dal festival Il Libro Possibile, il
cortocircuito tra politica e cultura è particolarmente evidente:
“Questa polarizzazione è un po’ lo specchio della società, e
nella cultura si avverte ancora di più. È un peccato – riflette
Annamaria Malato – perché mortifica l’entusiasmo con cui tanti
piccoli imprenditori del nostro settore fanno il loro lavoro con
passione e difficoltà, ma anche la missione della Fiera, che è
farli incontrare con il loro pubblico. La polemica monta su se
stessa, e questo è molto pericoloso: la caratteristica del libro
è articolare il pensiero, la riflessione, l’approfondimento, non
fermarsi agli slogan”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA





