(di Angelo Cerulo)
“Tutta la nostra musica proviene da
due genitori: l’opera lirica e la musica napoletana: chiunque
componga in Italia è gioiosamente condizionato da questa
tradizione. Tornare qui con Notre Dame de Paris è un’emozione
enorme. E’ una città abituata al teatro: ne conosce il
linguaggio, pretende che tu dia il cuore. Abbiamo un copione
quasi ricalcato sul mondo della ‘sceneggiata’ – non me ne voglia
Cocciante – con ‘a bella, ‘o malamente, ‘o scartellato. Siamo
riconosciuti immediatamente”. Sui tetti del Duomo di Napoli –
scelti per la presentazione delle tappe partenopee del musical,
dal 28 ottobre al 3 novembre, quasi come ‘replica’ dell’iconica
chiesa parigina – Vittorio Matteucci (‘Frollo’ nell’opera
musicale dei record) spiega così il legame con la città. E sulla
stessa lunghezza d’onda dell’artista toscano si collocano
Graziano Galatone (‘Febo’) e Angelo Del Vecchio (per lui ‘doppio
ruolo, ‘Clopin’ e ‘Quasimodo’) intervenuti alla presentazione
con Peppe Gomez, promotore locale dello spettacolo che si terrà
al Palapartenope.
“Ho cominciato la mia carriera con le canzoni napoletane”
spiega Galatone. “Devo a Napoli tutta la mia riconoscenza, è la
città di tutti, è la capitale del mondo. Basta guardarla
dall’alto e pensare a chi ha ospitato e a chi ospita. Anche
Notre Dame de Paris”. E, mutuando il famoso ‘Vedi Napo i e poi
muori’, l’artista pugliese afferma: “L’unica cosa che posso dire
è ‘Vire Notre Dame e po’ muore’.
Emozionato e felice si dice il beneventano Angelo Del
Vecchio, da anni impegnato nell’opera: “E’ un orgoglio tornare
qui e vedere quanto Notre Dame faccia parte di noi musicalmente.
Riccardo Cocciante ha avuto sempre una predilezione per la
nostra cultura musicale e credo che lui abbia preso molta
ispirazione dalla nostra tradizione anche per comporre le
musiche di Notre Dame de Paris. C’è tanta Napoli, tanto Sud
nella storia e nella creazione dell’opera”.
L’opera popolare, prodotta da Clemente Zard, nel 2027 celebra
il venticinquesimo anniversario. Riccardo Cocciante, autore
delle musiche, è al centro del progetto che vede l’adattamento
in italiano di Pasquale Panella dei testi di Luc Plamondon,
tratti dall’omonimo romanzo di Victor Hugo che racconta la
drammatica storia d’amore tra Esmeralda e Quasimodo, sullo
sfondo della Cattedrale parigina. La forza dell’opera risiede
nei temi universali, richiamati anche nell’incontro sui tetti
del Duomo: l’emarginazione, la paura del diverso e il peso dei
pregiudizi ricordano quanto la diversità sia una risorsa e non
una minaccia.
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