Avrebbero portato avanti le teorie
del militante anarchico insurrezionalista Alfredo Cospito,
sottoposto al carcere duro dopo le condanne per atti eversivi,
le sei persone (cinque uomini e una donna) sotto processo
davanti alla Corte di Assise di Napoli con l’accusa di essere
tra i componenti di una cellula di anarcoinsurrezionalisti
scioltasi nel febbraio 2020.
La propaganda, secondo quanto reso noto oggi da uno degli
investigatori, avveniva utilizzando i servizi offerti dalla
piattaforma italiana A/I Collective (Autistici/Inventati), tra
cui posta elettronica anonima e il servizio di blogging
noblogs.org, messo al bando dagli Stati Uniti alla fine dello
scorso agosto perché classificato, insieme con altri, come
organizzazione terroristica.
Inizialmente le indagini dei carabinieri, coordinate dalla
Procura partenopea (pm Maurizio De Marco), focalizzate sul
periodo che va dal 2017 al 2019 (in quel periodo il dominio A/I
era legale, tutti potevano consultarlo anche se solo alcuni
avevano le autorizzazioni per la pubblicazione) hanno riguardato
sette persone: uno, però, nel frattempo, si è tolto la vita nel
2019 gettandosi da un treno a Ercolano. Si tratta di colui che
qualche anno prima era rimasto vittima dell’esplosione
accidentale di un ordigno che con un altro attivista stava
realizzando in un casolare del Parco del Vesuvio.
Il processo, che ha visto la costituzione di parte civile
della Presidenza del Consiglio dei Ministri, riguarda in
particolare la propaganda messa in campo da una cellula
anarchica vesuviana che si riuniva in un Circolo di Ercolano
prima di trasferirsi alla Biblioteca di Cultura Vesuviana di San
Giorgio a Cremano. Lì venne scritto uno dei documenti, dal
titolo “Rivoluzione e Estinzione”, successivamente diffuso, nel
quale erano chiari i riferimenti ad Alfredo Cospito come
peraltro sottolineato oggi dal carabiniere ascoltato come teste.
La cellula vesuviana, sempre secondo quanto reso noto dal
testimone, nel 2019 avrebbe anche tentato di prendere parte alla
protesta in favore di Cospito a Torino, dopo la conferma del
carcere duro, poi sfociati negli scontri con le forze di
polizia, ma la Digos riuscì a isolarli.
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