C’è più di un motivo per attendere
con curiosità la nuova serie Minerva – La Scuola che esce su
Netflix il 22 settembre dopo il successo nell’anteprima tra i
ragazzi al festival di Giffoni a fine luglio. In primis la
superba ambientazione nella reggia di Portici che assieme a
Villa Campolieto (per i sotterranei) ha incarnato il liceo
militare dove si svolge questo teen drama dai risvolti gialli.
In secondo luogo un attore poliedrico come Massimiliano Gallo,
che – dopo tanto teatro, film di successo come Mine vaganti, È
stata la mano di Dio e Filumena Marturano, fiction
acclamatissime come Vincenzo Malinconico e Imma Tataranni – si
cala nei panni difficili di Achille Giordano, generale
“durissimo” ma “con delle enormi crepe nascoste” come ha detto
lui stesso. E poi, assieme a Cristina Capotondi che dà il volto
a una prof anticonformista e ai molti giovani e promettenti
attori e attrici che intepretano gli allievi aspiranti militari,
l’altra grande protagonista femminile è Irene Maiorino nei panni
della vicecomandante Teresa Bonaiuto. Un momento d’oro quello
dell’attrice napoletana, consacrata dal ruolo di Lila ne L’amica
Geniale ma anche acclamata a Venezia per la sua interpretazione
di Grazia Deledda nel film Quasi Grazia e convincente nel ruolo
chiave di Nadia Marzano nella miniserie Portobello di Marco
Bellocchio con Fabrizio Gifuni nel ruolo di Enzo Tortora. “Sono
molto emozionata e in attesa per Minerva – racconta in
un’intervista all’ANSA – perché ogni volta è diverso, sto
lavorando fortunatamente con progetti molto differenti,
dall’autoriale a qualcosa di anche più pop, come in questo caso,
che guarda a un pubblico molto più giovane, dal cinema alle
piattaforme e anche al teatro, a cui sto lavorando adesso.
Insomma, è sempre il pubblico poi che fa la differenza, per cui
aspetto di vedere quale sarà la reazione ma sono molto fiduciosa
perché dove l’abbiamo presentata è già andata molto bene”.
Ma cosa c’è di Irene nella donna d’armi Bonaiuto oppure
qualche riflesso dell’esperienza avuta con il personaggio di
Lila? “Faccio sempre un lavoro di sottrazione rispetto a me
stessa, per dare proprio spazio ai personaggi di volta in volta
ma non ho dubbi nel dire che con Teresa condivido l’etica, nel
mio caso sul lavoro e nel caso suo invece proprio a difesa dei
principi per i quali lei comunque decide anche di fare questo
determinato tipo di vita. Vedrete poi nell’evolversi anche della
storia che lei viene proprio nominata una “giusta”, eticamente
giusta e farà determinate scelte proprio perché lei non è
corruttibile. In questo senso le posso avvicinare Lila, che è
comunque un personaggio decisamente diverso, molto più
sfaccettato, nonostante la tridimensionalità di Teresa. Però se
parliamo di etica, di postura nelle cose, assolutamente sì, Lila
si riflette tantissimo nella giustezza di intenti e nel coraggio
nel portarli avanti”.
Nella serie secondo Maiorino tra i tanti messaggi della serie
c’è ne uno che vorrebbe che arrivasse specialmente ai giovani:
“L’importanza di aderire a un desiderio che li porti a trovare
se stessi perché quelli sono proprio gli anni di ricerca del sé,
per cui lanciarsi nelle avventure, in questo caso l’avventura
del liceo militare. Un’altra cosa che spero arrivi è il senso di
comunità, l’importanza del gruppo, di fare squadra, che non si
vince da soli e che tutti siamo autentici e valorosi nella
nostra unicità, che non c’è mai qualcuno migliore di noi, semmai
diverso e l’unione di queste diversità fa la vera forza. In
tutto, nella vita, nel lavoro, nelle relazioni”.
Per entrare nella divisa di Teresa Bonaiuto non si è ispirata
a qualcuno di preciso “perché ho voluto anche io fare
un’esperienza, nel senso che mi sono documentata su quelle che
potevano essere le cose principali da non tradire in un sistema,
in un linguaggio verbale e fisico per quello che concerne il
militare. Poi noi eravamo anche aiutati sul set, avevamo una
persona che ci seguiva in questo. C’è stato un momento in cui ho
avuto dei flashback di Codice d’onore di Demi Moore, perché mi
ricordavo di questa donna, semplice però forte nella sua
semplicità che non nascondeva la sua femminilità, che è un
aspetto su cui ho voluto lavorare. Non volevo una donna militare
che fosse mascolina ma portare una femminilità che non si
diminuisce nella divisa”.
In questo mondo in cui si parla di riarmo Maiorino parla
anche con sincerità dell’effetto che le ha fatto vedere il mondo
militare dall’interno: “Quello in cui mi sento sicura è che,
d’accordo con tutti, con la linea editoriale, con il regista
innanzitutto, abbiamo fatto un lavoro per cui questo sistema non
viene esaltato ma è un pretesto per parlare poi dell’umanità che
attraversa questi ragazzi. Non ho mai nascosto le mie titubanze,
ma le ho usate, le ho messe a servizio del lavoro, perché
comunque io appunto discuto il militare preso in maniera, come
dire, come Bibbia, come sistema. E non nascondo appunto che
eravamo proprio vicinissimi ai primi eventi su Gaza e io
empatizzo molto con questa situazione, per cui per me è stato
molto difficile”.
Il “vulcano” Irene Maiorino è solo all’inizio del suo show,
sono tanti ruoli in cui la si vedrà prossimamente ma di cui “non
si può dare grandi particolari”. Il più ‘blindato’ quello del
ruolo ne La Passione di Cristo: Resurrezione (The Resurrection
of the Christ) di Mel Gibson e quello che “le manca di più” il
teatro. “Ma sono anche molto curiosa – ammette – di vedere un
film bulgaro, che ho girato in inglese, in cui sono una
scienziata e si parla anche di intelligenza artificiale, che per
me è un mondo ancora molto lontano, nonostante in realtà sia
vicinissimo, e mi fa anche tanta paura”.
Negli cast degli 8 episodi di Minerva – La Scuola ci sono anche
Ciro Minopoli, Biagio Venditti, Margherita Buoncristiani,
Beatrice Savignani, Simone Secce, Giulio Brizzi, Nicole Malaj,
Alicia Edogamhe, Raiz e Michele Rosiello. Diretta da Ivan
Silvestrini, la serie su Netflix è scritta da Ivano Fachin,
Giovanni Galassi, Tommaso Matano, Michela Straniero ed è
prodotta da Roberto Sessa per Picomedia.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA










