La restituzione in voce del
testo-partitura: è questa – dopo la felice esperienza di ‘Napoli
Milionaria!’ – a distanza di ottant’anni dal debutto avvenuto al
Teatro Politeama di Napoli il 7 novembre del 1946, la lettura di
‘Filumena Marturano’.
Il capolavoro di Eduardo prende forma attorno a un tavolo
nella sala da pranzo di casa di Titina, oggi sede della
Fondazione Eduardo De Filippo a Palazzo Scarpetta in via
Vittoria Colonna. L’appuntamento è per il 24 e 25 settembre
prossimi (17.30) per l’80mo anniversario della prima
rappresentazione dell’opera eduardiana a cura di Francesco
Saponaro. Con Imma Villa, Luca Saccoia, Rosario Giglio, Patrizia
Spinosi, Cecilia Lupoli, Anna De Stefano, Luca Saltarelli,
Gennaro Lucci, Carlo Geltrude, Alfredo Mundo, e con lo stesso
Saponaro.
È una lettura intima e simbolica, si afferma, che vuole
rendere omaggio anche al genio dell’amata sorella per cui fu
scritto, alla sua recitazione rivoluzionaria, secca, asciutta,
ricca di sfumature e capace di restituire tutta la forza del
riscatto femminile. Si pensi alla scarsezza di drammaturgia con
protagoniste femminili e alla rivoluzione esemplare che anche da
questo punto di vista si compie con la scrittura e la messa in
scena di Filumena Marturano.
Filumena finge la propria morte ed estorce il matrimonio con
l’inganno pur di garantire un cognome e un futuro ai figli.
Incarna le passioni più viscerali di una donna umiliata, dal
passato controverso ma madre esemplare. Come dichiarato dallo
stesso Eduardo, Filumena è il popolo che, all’indomani della
Liberazione, si ribella e rivendica il diritto alla dignità. I
tre figli – l’operaio, lo scrittore e il commerciante –
incarnano le tre classi sociali di un Paese in macerie che cerca
di risollevarsi, mentre Domenico Soriano rappresenta il
Capitale. Piegando Domenico, Filumena lo costringe a dare pari
dignità, giustizia e amore ai tre figli realizzando una catarsi
collettiva in cui il teatro si fa voce di speranza e
rinnovamento.
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