Cento anni, migliaia di rughe sulla carta di identità ed uno spirito unico, giovanile sempre, forgiato dalle difficoltà con le quali questa città è costretta a fare i conti quotidianamente. Nessun altro club di serie A potrà raccontare una storia così turbolenta come quella vissuta dal club azzurro con il cavallo Corsiero cucito sulle maglie del Ventennio: era un destriero napoletano, veloce e potente, che arricchiva le milizie dell’esercito borbonico. Era l’1 agosto 1926, quando l’imprenditore Giorgio Ascarelli promosse la fondazione dell’Associazione Calcio Napoli. Ma le radici della società sono ancora più antiche: già all’inizio del Novecento il calcio era praticato in città grazie al Naples Foot-Ball Club, e successivamente all’Internazionale Napoli. Dall’unione e dall’evoluzione di queste esperienze nacque il Calcio Napoli. Quale altro club può raccontare di aver vissuto tra alti e bassi, con qualche campione (leggi Jeppson pagato 100 milioni, oppure Attila Sallustro) in organico e tante stagioni nobilitate solo dalle vittorie contro “quelle del Nord” che vincevano lo Scudetto. Lo vincevano perché disponevano di maggiori risorse economiche e organizzative. Nel secondo dopoguerra iniziò una fase di crescita. La società investì nella costruzione di una squadra competitiva e vide emergere figure destinate a diventare simboli del calcio napoletano, come Antonio Juliano, capitano storico e bandiera del club anche successivamente da dirigente. Un momento fondamentale arrivò nel 1962, quando conquistò la sua prima Coppa Italia. L’impresa fu straordinaria perché la squadra militava in Serie B, diventando l’unica nella storia del calcio italiano a vincere la competizione pur non giocando nella massima serie.
La firma indelebile di Diego
Poi da metà degli anni Settanta, la società che era passata da Fiore a Ferlaino, si avvicinò più volte allo scudetto grazie a calciatori come Dino Zoff, José Altafini, Giuseppe Bruscolotti e lo stesso Juliano. La stagione magica fu la 1974-75, con Luis Vinicio in panchina ed un gruppo di guerrieri, abili emuli degli olandesi volanti. Quella squadra arrivò a lottare con la Juventus fino all’ultima giornata di un campionato che Madame vinse con soli due punti di vantaggio e grazie ad una clamorosa vittoria al San Paolo: finì 2-6 e quel ko costò il tricolore a Juliano & C. La grande svolta arrivò nell’estate del 1984 con l’acquisto di Diego Armando Maradona dal Barcellona. L’arrivo del fuoriclasse argentino trasformò il Napoli, sia dal punto di vista tecnico, sia quello simbolico. Sotto la guida di Diego, il Napoli conquistò il suo primo scudetto nella stagione 1986-1987 e quel successo ebbe un significato che andava oltre il calcio: per la prima volta una squadra del Sud Italia riusciva a imporsi sulle grandi potenze del Nord. L’epoca d’oro proseguì con la conquista della Coppa Uefa nel 1989 – primo e ad oggi unico grande trofeo internazionale del club – ottenuto battendo in finale lo Stoccarda.
Dalla B all’Europa delle stelle
Nel 1990 arrivò il secondo Scudetto della storia del Napoli. Ma dopo il Mondiale del 1990 iniziò il declino. Maradona nel 1991se ne andò, il Napoli perse progressivamente competitività. Il Milan di Berlusconi investiva e Ferlaino provò a tenergli testa con un prestito di 100 milioni dal Banco di Napoli. Fu inutile, anzì, fu l’inizio della fine. Negli anni Novanta alternò stagioni difficili a brevi momenti positivi, fino alla retrocessione in B nel 1998. La crisi raggiunse il suo punto più grave nel 2004, quando la società fu dichiarata fallita. Era l’1 agosto del 2004 e sembrava la fine di una storia gloriosa. Ma il produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis rilevò il titolo sportivo dal Tribunale di Napoli e fondò una nuova società, il Napoli Soccer, ripartendo dalla Serie C1. Il club riuscì in pochi anni a tornare in Serie A, recuperando il nome storico di Società Sportiva Calcio Napoli e negli anni successivi si affermò nuovamente ai vertici del calcio italiano grazie al lavoro di allenatori come Walter Mazzarri, Rafael Benítez, Maurizio Sarri, Carlo Ancelotti e Luciano Spalletti.
Il secolo azzurro
In questo periodo hanno vestito la maglia azzurra campioni come Hamsik, Cavani, Lavezzi, Higuain, Mertens, Insigne, Koulibaly e molti altri. La squadra partecipò con continuità alle competizioni europee, raggiungendo importanti risultati in Champions ed Europa League. Ma la stagione luminosa fu il 2022-2023. Guidato da Luciano Spalletti, il Napoli conquistò il terzo scudetto con diverse giornate di anticipo, esprimendo un calcio spettacolare. Protagonisti giocatori come Osimhen, capocannoniere del campionato, e Kvaratskhelia, che incantarono tifosi e appassionati con il loro talento. Nel 2025 è arrivato anche il quarto scudetto, quello più inatteso, e che ha confermato il ritorno del Napoli ai massimi livelli del calcio italiano. Il futuro è adesso, anno 2026, ed il club del cavallo Corsiero entra nel suo secondo decennio. De Laurentiis ieri sera ha tagliato il nastro di una nuova epoca, nel solco di una stabilità economica e sportiva che continuerà a portare al Napoli risultati esaltanti.
© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Napoli









