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Salvini alle imprese italiane in Russia: ‘Le sanzioni non fermano la guerra’

di Redazione Ilquotidianodinapoli.it
17/07/2026
in Politica, Primo Piano
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Salvini alle imprese italiane in Russia: ‘Le sanzioni non fermano la guerra’

Le sanzioni non hanno portato alla fine del conflitto tra Russia e Ucraina, che potrà risolversi solo al tavolo negoziale. Nella Ue c’è chi si è convinto di dover lavorare in questa direzione, ma una parte dell’Unione, in particolare i Paesi baltici, mostra nei confronti di Mosca un “furore” che la spinge a proporre sanzioni contro una figura religiosa come il patriarca Kirill, capo della chiesa ortodossa russa.

E’ questa la posizione del vicepremier Matteo Salvini. É stato lui stesso a illustrarla agli imprenditori italiani ancora presenti in Russia, intervenendo in video all’assemblea della loro associazione, Gim Unimpresa, riunita a Mosca. “Mi auguro – ha sintetizzato Salvini – che non ci siano altri 20 pacchetti di sanzioni prima di arrivare alla fine di questa guerra. Al tavolo negoziale, perché questo conflitto non si concluderà con un vincitore evidente”. “Quando ci sono imprenditori italiani, è mio dovere ascoltare”, esordisce il vicepremier, parlando da Bari agli imprenditori riuniti presso la Camera di commercio della capitale russa. E ci tiene subito a mettere in chiaro due concetti. Il primo è che non parla sotto l’influenza del Cremlino. “Zero rubli, zero dollari, zero euro, zero influenze, non sono condizionato. Cerco solo di fare l’interesse nazionale e, nel mio piccolo, di salvare delle vite umane”. Il secondo, è che non ha alcuna intenzione di negare le responsabilità della Russia nell’aver cominciato la guerra. “Come governo – sottolinea – abbiamo sempre distinto tra chi ha aggredito e chi è stato aggredito”. “Ma io – aggiunge – ho una lista di aziende italiane che non vedono l’ora, una volta che il conflitto sarà finito, di tornare a operare in Russia”.

Una volta che il conflitto sarà finito, appunto. E per questo bisogna spingere le parti ad una soluzione negoziata, evitando scelte sanzionatorie che non solo allontanano il dialogo, ma si ripercuotono su chi le adotta, afferma ancora il vicepremier. Secondo Salvini, è stato finora di 40 miliardi di euro “il danno diretto e indiretto” per le imprese italiane che hanno smesso di operare in Russia”. E una scelta sbagliata, insiste, è rinunciare al gas russo. Una mossa “irrilevante in termini di fine del conflitto e condizionante per le nostre imprese e la nostra economia”. Come sanno bene, sottolinea Salvini, diversi Paesi europei, tra cui Francia e Spagna, che continuano ad acquistarlo.

L’intervento di Salvini è stato dunque una difesa ad oltranza dell’interesse nazionale e delle imprese italiane, e non poteva essere altrimenti, visto l’uditorio. “Dal 2022 – ha messo in chiaro il presidente di Gim Unimpresa, Vittorio Torrembini, introducendo l’ospite – abbiamo scelto di non entrare in politica ma difendere con i denti il lavoro delle nostre imprese, strette tra l’incudine e il martello, tra sanzioni europee e contro-sanzioni russe. E’ un lavoro complicato, ma noi resistiamo”. E poi è lo stesso Torrembini a fornire l’assist a Salvini per un affondo nei confronti dell’Alto rappresentante della Ue, Kaja Kallas, secondo la quale anche dopo la fine della guerra l’Europa non dovrà avere rapporti con la Russia. “E’ chiaro – risponde il vicepremier – che obiettivo di tutti è chiudere il conflitto. In queste ore è in corso un rimpasto di governo in Ucraina, accompagnato da manifestazioni e proteste di piazza. E’ un momento delicato da tutti i punti di vista. Non fa un buon servizio alla pace chi vuole portare la guerra a oltranza”.    

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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