“Bisogna cominciare con la formazione dei giovani”, sottolineare che “ogni essere umano merita rispetto, dignità, uomo, donna, tutti. Bisogna togliere questa violenza che tante volte interessa anche i ragazzi e trovare una maniera per educarli e formare un’altra mentalità. Bisogna essere persone di pace che vogliono bene a tutti”.Così papa Leone, parlando con i giornalisti a Castel Gandolfo, è intervenuto nella Giornata internazionale per eliminare la violenza contro le donne.
Nella stessa giornata il Vaticano ha presentato un documento nel quale sottolinea che il sesso unisce i coniugi e l’obiettivo non deve necessariamente essere quello di fare figli. Il Vaticano parla del rapporto degli sposi, elogia la monogamia ma anche la sessualità che è un aspetto importante delle unioni coniugali. Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha oggi presentato una Nota dottrinale che, mettendo in risalto i valori del rispetto reciproco, è in qualche modo legata anche alla Giornata per combattere la violenza contro le donne.
Nella Nota dottrinale “non c’è la parola femminicidio” ma il tema della “violenza contro le donne c’è, avevamo in mente questa questione gravissima”, ha detto il cardinale Prefetto della Fede, Victor Manuel Fernandez. “È una realtà che ha un nome e la troviamo descritta” nel documento presentato “nelle sue radici e nelle sue cause: nella non appartenenza, nel non dominio dell’altro.
E’ un tema che dobbiamo ancora approfondire e sono grato – ha sottolineato il cardinale – che questo documento sia presentato proprio oggi”, nella Giornata per l’eliminazione della violenza. Il lungo documento – che ha il placet di Papa Leone XIV – in più passaggi evidenzia la necessità di non confondere mai l’amore con il possesso, la gelosia, la violenza.
“Chi ama – si legge nella Nota dottrinale – sa che l’altro non può essere un mezzo per risolvere le proprie insoddisfazioni, sa che il proprio vuoto deve essere colmato in altri modi, mai attraverso il dominio dell’altro. Questo è ciò che non accade in tante forme di desiderio malsano che sfociano in varie manifestazioni di violenza esplicita o sottile, di oppressione, di pressione psicologica, di controllo e infine di asfissia”. Tra l’altro, se “si usa l’altro come solo mezzo per il loro sfogo, il piacere lascia più insoddisfatti”.
Quindi si sottolinea in più passaggi l’importanza di vivere bene la sessualità che “non si riduce a garantire la procreazione, ma aiuta l’arricchimento e il rafforzamento dell’unione unica ed esclusiva e del sentimento di appartenenza reciproca”. Il documento è nato per rispondere alle richieste dei vescovi africani alle prese con la poligamia molto diffusa nel continente. Ma il Prefetto argentino fa notare che la poligamia c’è anche altrove, compresa l’Italia: “Non sono modi così pubblici e espliciti ma ugualmente offensivi nei confronti delle donne”.
E poi in Occidente prende sempre più piede il “poliamore”. Per il Vaticano “la poligamia, l’adulterio o il poliamore si fondano sull’illusione che l’intensità del rapporto possa trovarsi nella successione dei volti. Come illustra il mito di Don Giovanni, il numero dissolve il nome: disperde l’unità dello slancio amoroso”. Quindi la conclusione è “un solo uomo e una sola donna”, dopo anni in cui la Chiesa cattolica aveva insistito prevalentemente sull’indissolubilità del matrimonio. Ora si guarda un rapporto a due che non può essere “condiviso”.
Lo dicono le Sacre Scritture, i Papi, i teologi e i filosofi. Ma la “bellezza di questo connubio unico ed esclusivo” è messa in evidenza anche dai poeti. E “non sono necessariamente cattolici”, fa notare il cardinale, citando da Eugenio Montale a Pablo Neruda, da Emily Dickinson a Walter Whitman.
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