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Da Mattarella a Meloni, la politica piange la leader radicale Per lei le esequie di Stato.

di Redazione Ilquotidianodinapoli.it
12/09/2026
in Politica, Primo Piano
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Da Mattarella a Meloni, la politica piange la leader radicale Per lei le esequie di Stato.

Alle undici Palazzo Madama si ferma per Emma Bonino.
Un minuto di silenzio, poi un lungo applauso per chi di quel Senato è stata vicepresidente. Ma l’abbraccio della politica era già iniziato al diffondersi della notizia della sua morte. “Radicale, liberale, femminista, decisamente europeista”: Sergio Mattarella la consegna alla storia della Repubblica, sulla quale ha “impresso un segno”, ricordandone le battaglie di una vita, spesso capaci di arrivare molto più lontano, fino a farne un punto di riferimento “non soltanto in Italia”.
Dal Piemonte, terra d’origine di Bonino, poco dopo arriva l’omaggio di Giorgia Meloni. Le loro storie e sensibilità, riconosce la premier da Vercelli, sono state “lontane”. Ma la distanza politica non cancella il riconoscimento di una “voce forte e riconoscibile”, del cui peso nella vita pubblica non ha mai dubitato. Un punto d’incontro lo trova sulle donne: il loro ruolo, nella società come in politica, non è “una concessione, è una conquista”, scandisce la presidente del Consiglio, prima di annunciare le esequie di Stato, previste all’inizio della prossima settimana. La camera ardente potrebbe aprire già domenica, alla Protomoteca del Campidoglio o al Senato. Un gesto di “grande sensibilità istituzionale”, ringrazia Riccardo Magi, segretario di quella +Europa ultima casa politica di Bonino, che affida a un saluto commosso la sua eredità: “Emma ci ha lasciati, ma non ci lascerà mai”.
A raccontare meglio la storica leader radicale restano le storie condivise. Magi bussava alla sua porta quando le cose si mettevano male. “Era a suo modo brutale”, ricorda, nessuna pazienza per la retorica. Negli ultimi mesi gli ripeteva: “Lascia fare agli altri le basse manovre e segui la stella polare di quello in cui credi”. Anche a costo di perdere. “Noi abbiamo sempre quasi perso e quando abbiamo vinto è stato perché nel frattempo quelle lotte erano diventate patrimonio di tutti”. Su quei “pochi grammi di libertà” per cui è valsa “la pena lottare”, il segretario dei Radicali italiani, Filippo Blengino, pesa il vuoto che resta: “Non saremo mai alla tua altezza”. Poi ci sono gli alleati di una stagione e gli avversari di altre. Romano Prodi, che nel 2006 la scelse come ministra nel suo secondo governo, ricorda un rapporto “a volte facile e a volte difficile”, le “belle discussioni” e la “grande lealtà”. La politica diventò amicizia e l’amicizia sopravvisse a Palazzo Chigi: nelle ultime telefonate, Bonino parlava anche della malattia, ma senza “personalismi o vittimismo”.
Con lei in quell’esecutivo c’era anche Massimo D’Alema, che ne ricorda il “contributo prezioso”, senza cancellare le distanze, come sull’avvicinamento di Bonino e Pannella a Berlusconi, che a lui parve “incauto”. Ma il bilancio supera le divergenze: restano “rigore, onestà intellettuale e passione politica”, un femminismo tenace e un europeismo “visionario e intransigente”. Ed è proprio l’Europa a fare da ponte con Antonio Tajani, suo collega all’Europarlamento: visioni spesso diverse, ma un confronto “rispettoso e leale” e “un grande sentimento europeista” in comune. Dalle file del centrosinistra, Elly Schlein per il suo addio sceglie gli “insegnamenti” su diritti, libertà, Europa, democrazia da difendere. Giuseppe Conte guarda alle battaglie portate oltre i confini italiani, dalla Corte penale internazionale alla pena di morte e alle mutilazioni genitali femminili. L’altra metà dell’addio arriva da Bruxelles, l’altra capitale della vita politica di Bonino. “Non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto”, la ricorda Roberta Metsola: andava avanti e “indicava la strada agli altri”.
Una via che ha contribuito a dare forma all’Europa per cui ha combattuto e che ora “sentirà la sua mancanza”. Il cordoglio attraversa famiglie politiche diverse, dal Ppe ai Socialisti, che salutano “una grande europeista”, fino ai liberali di Renew, che ne rivendicano l’idea di un’Europa “unita e federale” a difesa dei diritti e l’azione da commissaria nelle crisi dei Balcani: un impegno che lascia “un segno indelebile” nell’Ue. Federica Mogherini, che anni dopo avrebbe raccolto il testimone dell’ex ministra alla Farnesina e sulla scena europea, ne consegna la memoria al futuro: “Una grande donna, da cui continueremo a imparare”. 

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