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Private market: i temi sotto la lente nel 2026

di Redazione Ilquotidianodinapoli.it
12/02/2026
in Economia Italiana
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Private market: i temi sotto la lente nel 2026

La democratizzazione dei mercati privati continua grazie a un contesto normativo e legislativo favorevole. Questa asset class, dal rischio/rendimento interessante nel lungo termine, consente di diversificare i portafogli e dà un senso agli investimenti finanziando alcune grandi trasformazioni – climatiche, digitali, sociali – oltre che l’economia reale. La regolamentazione che si sta gradualmente adeguando, compresa la revisione dei fondi ELTIF 2.0, rappresenta un notevole passo avanti nel facilitare l’accesso degli investitori privati agli asset non quotati.  Lo sottolinea Peter Arnold, Head of European Private Markets di LBP AM nell’analisi sulle principali tendenze che guideranno i mercati privati nel 2026, ossia ritorno ai fondamentali, focus su cash flow e disciplina valutativa, crescita di infrastrutture (anche digitali), resilienza di healthcare e servizi tech-enabled, oltre a nuove opportunità nel dual use e segnali di stabilizzazione nel real estate.

2025: un anno in due tempi
In Europa, nel primo semestre, i gestori hanno adottato un atteggiamento attendista per via delle incertezze relative agli orientamenti dell’amministrazione Trump. Il mercato si è poi normalizzato, con gli operatori che, gradualmente, hanno tenuto conto di questo nuovo quadro macroeconomico. In un ciclo più breve e più esigente, la selettività è d’obbligo. Tornano a essere fattori chiave di performance l’individuazione di modelli resilienti, l’analisi della loro capacità di generare cash flow e una valutazione precisa del loro potenziale operativo. Questo contesto delinea i temi di investimento cardine per il 2026.
2026 e oltre: tematiche promettenti
L‘ESG – spiega l’esperto –  sta entrando in una fase di consolidamento. L’entusiasmo iniziale è in parte scemato anche se gli obiettivi climatici degli assicuratori rimangono al centro dell’allocazione. L’analisi della sostenibilità, diventata uno standard in Europa, orienta i capitali verso la decarbonizzazione e l’impatto sociale.
Il secondo trend è relativo alla crescita delle infrastrutture, un settore ben presente nei portafogli. Spinto dalla transizione energetica, dallo sviluppo delle infrastrutture sociali e dalla modernizzazione delle attrezzature, il settore sta persino ampliando il suo raggio d’azione con la crescita delle infrastrutture digitali e dei sistemi di accumulo di energia tramite batterie, accanto agli asset tradizionali legati alle rinnovabili. A questo si aggiunge la sanità, che rimane un settore resiliente. Il calo dell’inflazione alleggerisce i costi operativi mentre l’invecchiamento demografico sostiene una domanda prevedibile. Un’altra dinamica forte è quella dei servizi alle imprese basati sulla tecnologia, quelli – in particolare – che integrano l’Intelligenza Artificiale nei loro processi.
Le aziende “dual use” rappresentano un’ulteriore tematica per il futuro. A cavallo tra il settore civile e quello della difesa, si sono affermate nel 2025 e dovrebbero continuare a crescere. La loro resilienza e la loro capacità di diversificare i ricavi le posizionano in modo da poter trarre vantaggio sia dall’aumento dei bilanci per la difesa che dal dinamismo commerciale.
Infine, il settore immobiliare potrebbe giungere a una svolta nel 2026. Il rallentamento osservato nel 2025 è dovuto al riequilibrio soprattutto delle allocazioni da parte degli assicuratori, storicamente molto esposti tramite veicoli semi-liquidi. Al termine di questo aggiustamento dovremmo, secondo noi, assistere a una normalizzazione.
Selettività: la chiave per il 2026
In questo contesto il 2026 segnerà un ritorno ai fondamentali. Sarà determinante capire i motori della crescita, la qualità dei flussi di cassa e il fabbisogno di investimento. In un contesto in cui i livelli di indebitamento variano molto da un settore all’altro, sono più importanti che mai il rigore analitico e la disciplina di valutazione. Secondo noi, le strategie che si distingueranno saranno quelle che uniscono competenza settoriale e vicinanza al management. La visibilità, infine, rimarrà fondamentale: è necessario ricercare performance misurabili e trasparenti. Il mercato non quotato entra oggi in una fase più tecnica dove le prove richieste rafforzano la credibilità dell’intera asset class, conclude l’esperto.

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