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Pieno gasolio più caro, il taglio delle accise non basta: di quanto è aumentato

di Redazione Ilquotidianodinapoli.it
26/05/2026
in Economia Italiana
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Pieno gasolio più caro, il taglio delle accise non basta: di quanto è aumentato

Il prezzo del gasolio torna a salire, mentre il taglio temporaneo delle accise non è riuscito a compensare gli effetti del riallineamento fiscale tra benzina e diesel. Il risultato è un evidente aumento dei costi alla pompa, che andrà a pesare in particolare sul settore dei trasporti e sull’intera filiera dei prezzi.
L’obiettivo dichiarato dell’intervento è avviare un riequilibrio fiscale tra benzina e gasolio, coerente con gli obiettivi ambientali, in un contesto di forte volatilità dei prezzi internazionali.

Quanto stanno aumentando benzina e diesel
Con il dimezzamento dello sconto delle accise, che passa da circa 24 centesimi a 12 centesimi al litro (IVA inclusa), il prezzo medio del gasolio in modalità self-service salirà a circa 2,09 euro al litro. I numeri alla pompa parlano chiaro e queste cifre sono su scala nazionale, ovviamente. E in autostrada? Si parla di 2,18 euro al litro. In parole povere, per un pieno da 50 litri, l’aumento si traduce in circa 6,10 euro in più rispetto a prima.
Il Codacons ha denunciato l’impatto diretto sulle tasche degli automobilisti, stimando che su base annua, per chi percorre circa 15.000 km, il rincaro possa tradursi in una spesa aggiuntiva di svariate centinaia di euro. Critiche alla misura anche da parte dell’Unione Nazionale Consumatori, che l’ha definita insufficiente a proteggere i cittadini, in un contesto di prezzi energetici che è ancora molto instabile.
Differente l’approccio dell’analista energetico Davide Tabarelli, secondo il quale la riduzione dello sconto è giustificata dal calo delle quotazioni della materia prima registrato ad aprile. Di fatto, se il prezzo del greggio scende, il sussidio perde la sua ragion d’essere. Per spiegarci meglio, rispetto a maggio 2016, il prezzo del gasolio è aumentato del 56,3%. Senza gli interventi di contenimento del Governo, la crescita sarebbe stata del 75,5%. L’Italia è ora al sesto posto in Europa tra i Paesi con il gasolio più caro, dietro Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Francia e Belgio.
Il taglio temporaneo delle accise era necessario per limitare l’impatto dei prezzi energetici sulle bollette delle aziende e dei cittadini. Ciò che viene tolto da un lato, però, viene aggiunto dall’altro. Alla riduzione delle accise sulla benzina corrisponde infatti un aumento equivalente su quelle del gasolio.
In termini pratici, questo significa:

benzina leggermente più economica rispetto agli anni precedenti;
gasolio progressivamente più caro di circa 4,05 centesimi al litro.

Perché il prezzo del gasolio aumenta di più
Il rialzo del diesel è legato a fattori strutturali del mercato energetico. Il gasolio resta il carburante più utilizzato per il trasporto merci e la logistica, il che lo rende particolarmente sensibile alla domanda e alle variazioni dei costi internazionali dell’energia.
A pesare sono tre elementi principali:

il riallineamento delle accise tra benzina e diesel per intervenire sui sussidi ambientalmente dannosi;
la forte domanda di gasolio nel settore dei trasporti;
la volatilità dei prezzi dei prodotti raffinati sui mercati internazionali.

Il risultato è una maggiore esposizione del diesel ai rialzi rispetto alla benzina, con effetti immediati sui costi operativi delle imprese.
I consumatori non beneficiano davvero del taglio delle accise
Il taglio temporaneo delle accise ha avuto un impatto limitato sia in termini di durata che di intensità, pesando enormemente sulle casse dello Stato. La riduzione, di circa 20 centesimi al litro nelle fasi più acute dell’intervento, non modifica la dinamica dei prezzi.
Secondo un’analisi pubblicata sullo Scottish Journal of Political Economy, l’efficacia delle riduzioni fiscali sui carburanti dipende dal livello di concorrenza nel mercato della distribuzione. Osservando il taglio delle accise del 2022, si è rilevato che solo una parte della riduzione si riflette nei prezzi finali alla pompa.
In media, circa tre quarti dello sconto fiscale si trasferiscono ai consumatori, mentre la restante parte viene assorbita lungo la filiera. Il dato varia però sensibilmente a seconda delle condizioni locali: nelle aree dove la concorrenza tra distributori è più elevata, il beneficio può arrivare fino all’80%, mentre nei territori in cui sono presenti meno distributori la trasmissione della riduzione può scendere anche sotto il 70%.
Questo significa che una misura apparentemente uniforme come il taglio delle accise produce effetti molto diversi a seconda della capillarità di diffusione delle pompe di carburante. In assenza di adeguata concorrenza, una quota del beneficio fiscale rischia di non arrivare ai consumatori.
Un equilibrio ancora instabile
Le riduzioni temporanee delle accise cercano di contenere l’impatto immediato dei rincari sui consumatori e sulla filiera, ma il processo di riallineamento fiscale spinge nella direzione opposta, con un aumento notevole del prezzo del gasolio.
Gli interventi sulle accise producono effetti parzialmente prevedibili, mentre il prezzo del gasolio continua a rappresentare una delle principali voci di pressione sui costi per famiglie e imprese.

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