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Fed, chi salva Powell: dalle banche centrali è “tutti per uno”

di Redazione Ilquotidianodinapoli.it
14/01/2026
in Economia Italiana
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Fed, chi salva Powell: dalle banche centrali è “tutti per uno”

L’ultimo evidente attacco di Trump all’indipendenza della Fed non è passato inosservato. Il Dipartimento di Giustizia americano,  probabilmente dietro una spinta “politica”, ha avviato una indagine penale contro il numero uno della banca centrale statunitense Jerome Powell per un  sospetto di frode relativo alla ristrutturazione della sede centrale della Fed e per le dichiarazioni mendaci rese al Congresso.
Sebbene il Presidente USA abbia smentito un ruolo nella vicenda, tutte le tracce portano a lui ed ai ripetuti attacchi perpetrati contro Powell, a scapito dell’indipendenza della banca centrale. Lo stesso numero uno della Fed ha denunciato un attacco “personale”, perpetrato allo scopo di condizionare la politica dei tassi d’interesse e le decisioni della banca centrale.
L’ultimo attacco non poteva essere ignorato da parte delle autorità monetarie, che hanno manifestato il loro supporto a Powell, subito dopo il sostegno giunto da tutti gli ex Presidenti della Federal Reserve.

Banche centrali: indipendenza pilastro fondamentale
“Esprimiamo piena solidarietà al Federal Reserve System e al suo Presidente Jerome Powell”
afferma una nota congiunta delle principali autorità monetarie nazionali e sovranazionali, a due giorni dall’apertura dell’indagine penale contro Powell.
“L’indipendenza delle banche centrali è un pilastro fondamentale della stabilità dei prezzi, finanziaria ed economica, nell’interesse dei cittadini che serviamo. È pertanto fondamentale preservare tale indipendenza, nel pieno rispetto dello stato di diritto e della responsabilità democratica”.
Lo statement è stato firmato tra gli altri da Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, a nome del Consiglio Direttivo della BCE, e da Andrew Bailey, Governatore della Banca d’Inghilterra. Gli altri firmatari sono: Erik Thedéen, Governatore della Sveriges Riksbank; Christian Kettel Thomsen, Presidente del Consiglio dei Governatori della Danmarks Nationalbank; Martin Schlegel, Presidente del Consiglio Direttivo della Banca Nazionale Svizzera; Michele Bullock, Governatore della Reserve Bank of Australia; Tiff Macklem, Governatore della Banca del Canada; Chang Yong Rhee, Governatore della Banca di Corea; Gabriel Galípolo, Governatore del Banco Central do Brasil; Francois Villeroy de Galhau, Presidente del Consiglio di Amministrazione della Banca dei Regolamenti Internazionali; Pablo Hernández de Cos, Direttore Generale della Banca dei Regolamenti Internazionali.
Una parola “amica” dagli ex Presidenti della Fed
Prima dei colleghi attuali, dichiarazioni di sostegno erano arrivate a favore di Powell dagli ultimi tre Presidenti della Fed: il predecessore Janet Yellen, che ha anche ricoperto la carica di Segretario al Tesoro sotto la Presidenza di Joe Biden, Ben Bernanke che è stato a capo della Fed per due mandati sotto la presidenza di George W. Bush, ed Alan Greenspan, che ha ricevuto ben cinque mandati , per la prima volta durante la Presidenza di Ronald Reagan e poi sotto la Presidenza di Bush (padre e figlio) e di  Clinton.
“L’indipendenza della Federal Reserve e la percezione di tale indipendenza da parte dell’opinione pubblica sono fondamentali per la performance economica, incluso il raggiungimento degli obiettivi che il Congresso ha fissato per la Federal Reserve: prezzi stabili, massima occupazione e tassi di interesse moderati a lungo termine”
hanno affermato i tre ex presidenti della Federal Reserve, in un documento firmato anche da un’altra decina di economisti ed ex presidenti del Council of Economic Advisers ed ex segretari del Tesoro. Nomi noti come Jared Bernstein, Jason Furman, Timothy F. Geithner e Glenn Hubbard.
“La presunta inchiesta penale sul presidente della Federal Reserve Jay Powell è un tentativo senza precedenti di utilizzare attacchi giudiziari per minare tale indipendenza. È così che viene attuata la politica monetaria nei mercati emergenti di fronte a istituzioni deboli, con conseguenze altamente negative sull’inflazione e sul funzionamento delle loro economie in generale. Non ha posto negli Stati Uniti, il cui punto di forza maggiore è lo stato di diritto, che è alla base del nostro successo economico”
hanno sottolineato.

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