I docenti dell’Istituto comprensivo
88 ‘Eduardo De Filippo’ di Ponticelli, quartiere della periferia
est di Napoli, dopo il presidio sotto la sede del Comune, hanno
deciso di rivolgersi direttamente al ministro dell’Istruzione,
Giuseppe Valditara, per denunciare le condizioni della
struttura.
Una lettera che – affermano i docenti – “non è una semplice
segnalazione”, ma “un appello pubblico che nasce dall’urgenza e
dall’esasperazione” e invitano il ministro a visitare la
struttura “per constatare la realtà dei fatti”, confidando che
“il nostro grido d’aiuto non rimanga inascoltato”. I docenti
spiegano che, nonostante le numerose e ripetute segnalazioni
alle autorità competenti, “solo” al rientro dalle festività
natalizie sono stati avviati i lavori di manutenzione dei
servizi igienici fatiscenti del plesso centrale, costringendo
gli alunni a restare a casa, quando invece “gli interventi
sarebbero dovuti essere eseguiti durante la sospensione delle
lezioni”. Ma, come scrivono gli insegnanti, “a rendere la
situazione paradossale” è che al plesso scolastico De Filippo è
“formalmente destinato” il primo piano di un edificio gemello,
ristrutturato con oltre 1 milione di euro di fondi Pnrr ,
completato da oltre un anno, dotato di aule e servizi igienici
“nuovi e funzionati”, ma “la consegna non è mai avvenuta. E’
intollerabile che, mentre si celebrano investimenti storici
nell’edilizia scolastica, un istituto venga lasciato degradare
all’ombra di un edificio nuovo e inutilizzato”.
Il plesso De Filippo accoglie circa 350 studenti, di cui 35
con gravi disabilità che ad oggi – si sottolinea – “frequentano
aule che presentano umidità, intonaco deteriorato che rendono,
purtroppo, specialmente nei periodi invernali, gli ambienti al
limite degli standard previsti”. Gli insegnanti chiedono:
l’assegnazione istantanea degli spazi Pnrr pronti; il ripristino
della piena funzionalità e sicurezza del plesso; la fine
definitiva di soluzioni temporanee che penalizzano sempre gli
stessi territori ed evidenziano che “chiudere, seppur
temporaneamente, la scuola significa spegnere un presidio di
legalità, lasciando un vuoto che altri sono pronti a colmare”.
Nella lettera, infatti, i docenti spiegano che il plesso
costituisce “l’unica presenza stabile dello Stato, l’ultimo
baluardo contro la marginalità e la criminalità organizzata” ed
evidenziano che “grazie a un impegno costante negli ultimi tre
anni siamo riusciti in un’impresa ritenuta impossibile: azzerare
la dispersione scolastica”. Nel concludere, gli insegnanti
affermano che “la responsabilità di ciò che accadrà non potrà
essere imputata né ai docenti, né alle famiglie, né agli
studenti, ma ricadrà interamente su chi aveva il dovere di agire
e ha preferito rinviare. Noi continueremo a insegnare come atto
di resistenza civile, ma non saremo complici silenziosi di
questo smantellamento”.
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