Un provvedimento importante contro
il lavoro povero. No, pura demagogia. Ventiquattro ore dopo il
suo varo, il Ddl sul salario minimo, la prima mossa della Giunta
Fico in Campania non priva di un forte significato politico, fa
già discutere.
Si dividono i sindacati, con la Cigl a favore e la Cisl che
esprime forti perplessità. Mentre la Uil dà il suo ok pur
invocando l’apertura di un confronto. Via libera anche dagli
industriali.
Diverse le sfumature tra i sindacati. Il reggente della Cisl
Campania, Mattia Pirulli, in attesa del testo definitivo,
esprime “forti perplessità”. “Interventi normativi di questo
tipo rischiano di comprimere verso il basso i trattamenti
economici, generare contenziosi e abbassare i riferimenti
retributivi invece di elevarli. Chiediamo pertanto alla Regione
Campania di aprire un confronto nel merito”. Chiede l’apertura
di un tavolo tra le parti anche il segretario generale della Uil
di Napoli e Campania, Giovanni Sgambati, dal quale arriva un
sostanziale via libera al provvedimento. “In linea di principio
la Uil non è contraria – spiega – ad individuare una soglia
minima sotto la quale non si possono appaltare i lavori
pubblici. Ma crediamo che sia lungimirante ascoltare le parti
prima di approvare il provvedimento”. Distinguo che trovano meno
spazio nella posizione assunta dalla Cgil: “L’introduzione del
salario minimo – sottolinea il segretario generale Cgil Napoli e
Campania, Nicola Ricci – segna una importante svolta
nell’approccio verso il mondo del lavoro. La Cgil Campania,
ribadendo la centralità della contrattazione collettiva, guarda
con molta attenzione alla proposta regionale. Tuttavia, ci sono
alcuni aspetti da approfondire, sui quali auspichiamo un
confronto con i sindacati”.
Via libera anche dagli industriali: “L’introduzione di un
salario minimo – sottolinea il presidente dell’Unione
Industriali di Napoli Costanzo Jannotti Pecci – può
rappresentare uno strumento utile per le imprese e i lavoratori.
Apprezziamo quindi l’iniziativa regionale mentre restiamo
perplessi sull’opportunità di introdurre un salario minimo per
legge a livello nazionale”.
Se il mondo dell’economia aspetta di vederci chiaro, in
Consiglio regionale gli schieramenti affilano le armi. Parla di
una scelta “che mette al centro la dignità del lavoro e lancia
un segnale politico forte e chiaro fin dai primi passi di questa
nuova amministrazione” Carmela Auriemma, vicepresidente vicaria
del Gruppo Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati. “È solo
un primo passo e da solo non basta, ma è la direzione giusta” le
fa eco Davide D’Errico, consigliere regionale del gruppo Fico
Presidente.
All’attacco invece Forza Italia con il responsabile del
dipartimento Economia Maurizio Casasco che parla di demagogia
allo stato puro. “Il recente disegno di legge della Regione
Campania, sbandierato da Roberto Fico a fini propagandistici
come legge sul salario minimo – osserva – in realtà non è niente
di tutto ciò. Già esiste una norma statutaria, l’art. 36 dello
Statuto dei Lavoratori, che obbliga gli appaltatori ad applicare
le retribuzioni previste dai contratti collettivi maggiormente
rappresentativi, peraltro superiori ai 9 euro l’ora”.
“Bisogna capire come si interseca con i contratti collettivi
nazionali e la competitività delle imprese e poi penserei a chi
un lavoro non ce l’ha” il dubbio avanzato dal capogruppo di Fdi
in Consiglio regionale Gennaro Sangiuliano. Posizioni che fanno
presagire che quando il disegno di legge arriverà nel
Parlamentino campano non troverà la strada spianata.
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