– NAPOLI, 14 APR – A distanza di sette giorni dalla sua morte
e nel giorno dei suoi funerali si chiude il cerchio
sull’omicidio di Fabio Ascione, il ventenne ucciso da un colpo
di pistola al petto mentre tornava a casa dopo una nottata di
lavoro.
Stamane un 23enne, Francesco Pio Autiero, nipote di un
elemento di spicco del clan De Micco di Ponticelli, accompagnato
dal suo legale, l’avvocato Leopoldo Perone, si è consegnato ai
carabinieri di Poggioreale dove gli è stato notificato un
provvedimento di fermo per omicidio volontario aggravato dalle
finalità mafiose, porto e detenzione, anche questi aggravati, di
arma da fuoco. Poco prima i militari avevano rintracciato e
sottoposto a fermo un 17enne che con Autiero aveva preso parte a
un conflitto a fuoco davanti a un bar che ha visto protagonista
anche un gruppo di rivali, legati al clan Veneruso-Rea di Volla,
che viaggiavano a bordo di un suv di colore scuro.
Secondo quanto ricostruito con non poca difficoltà dai
militari dell’arma coordinati e dalla procura antimafia e dalla
procura dei minorenni, Fabio, che nulla aveva a che vedere con
la camorra, sarebbe stato ucciso da un colpo esploso per errore
da Autiero, che nei pressi dell’abitazione della vittima era
intento, con ancora l’arma in pugno, a vantarsi di come aveva
respinto i suoi rivali.
Fabio era a soli 40-50 centimetri quando il colpo è partito
accidentalmente dall’arma di Francesco Pio: ha fatto solo in
tempo a dire “Uè, mi ha colpito”, prima di accasciarsi al suolo
ferito a morte. Inutile la corsa in ospedale, dove è spirato
poco dopo le sei del mattino.
Gli ultimi minuti della vita di Fabio Ascione sono stati
ripresi in un video, agli atti, in cui l’assassino e la vittima
si incontrano al bar prima della tragedia: non si rivolgono la
parola. Nell’ultima scena Fabio si avvia a piedi verso casa,
dove poco dopo troverà ad attenderlo la morte.
“Da quando sono a Napoli ho celebrato troppi funerali di
ragazzi”, ha detto qualche ora più tardi il cardinale Mimmo
Battaglia, davanti alla bara bianca di Fabio, nella chiesa di
San Pietro e Paolo, nella zona est di Napoli, dove in centinaia
hanno partecipato al funerale dell’ennesima giovane vittima
innocente della criminalità organizzata. Sul feretro una maglia
blu del Bingo di Cercola, dove il giovane lavorava, e un’altra
maglia, bianca, dell’A.S.D. ‘Barone Calcio’ con il numero 7 e il
nome Ascione.
“Napoli deve avere il coraggio di guardarsi allo specchio”,
ha detto ancora il presule, “perché non possiamo più raccontarci
che sono fatalità, che sono coincidenze, che sono storie lontane
da noi”. “Napoli è anche questo – ha aggiunto Battaglia – è
Saturno che mangia i suoi figli. È una madre che non protegge. È
una comunità che spezza vite e storie”.
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