“Se ha la taglia 48, se le piace
mangiare, non è colpa nostra”. È quanto si è sentita dire la
cliente di un negozio con il quale si era messa in contatto
telefonico dopo avere visto on-line un cappotto che le
interessava. “Sono stata vittima di body shaming”, dice la
donna che si è rivolta agli avvocati Angelo e Sergio Pisani per
far valere le sue ragioni.
L’episodio risale allo scorso 13 gennaio: dopo avere notato
sul web il capo che le interessava, la donna ha telefonato al
negozio per chiedere se di quel capo ci fosse la taglia 48. La
persona all’ altro capo del telefono ha risposto che non c’era
la 48 e quando la donna ha replicato si è sentita rispondere “se
ha la taglia 48, se le piace mangiare, non è colpa nostra”.
“Tacere davanti a questo tipo di risposta – dice ancora la
donna all’ANSA – significa essere complici di questa
maleducazione dilagante che talvolta sfocia in bestialità del
genere. E il mio non è coraggio ma dolore e lacrime”.
La donna, attraverso i suoi legali, chiede alla direzione del
negozio innanzitutto le scuse e poi anche un risarcimento per i
danni morali subiti.
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