“C’è una domanda che brucia: perché
il presidente più potente della terra ha sentito il bisogno di
attaccare un uomo che non ha eserciti, non ha mercati, non ha
bombe? Leone XIV ha chiesto la fine della guerra. Ha detto che
troppe persone muoiono. Troppi innocenti. Ha detto: qualcuno
deve alzarsi e dire che c’è un’altra strada. È questo il
crimine? Il Vangelo dà fastidio. Da sempre. Perchè non sta al
suo posto, mette al centro chi il potere sposta ai margini: il
fragile, il ferito, il bambino sotto le macerie, il migrante che
nessuno vuole. Chi ha costruito tutto sul potere, ogni volta che
sente quella voce si trova davanti a qualcosa che non riesce a
dominare. Non sa combatterla. Non sa ignorarla. Non sa
comprarla. E forse è proprio questo che inquieta di più. Non la
forza di quella parola, ma la sua libertà”. Così il cardinale
Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, in una nota di
“solidarietà e vicinanza” al Papa dopo l’attacco di Trump.
“Quelle tre parole – ‘Non ho paura’ – non sono una risposta a
Trump. Sono qualcosa di più profondo. Sono la libertà di chi sa
da dove viene e dove va. Leone non si rivolge al presidente
americano. Non è il suo interlocutore. Il suo interlocutore è il
povero che muore. Il migrante respinto, il bambino che non ha
più casa. La voce di Leone – scomoda, libera, disarmata – resta.
Resta quando altre parole si consumano, resta come una presenza,
resta quando il rumore si spegne e il silenzio dice la verità.
L’8 maggio Leone XIV verrà a Napoli. Camminerà con noi. E lo
accoglieremo facendo nostre quelle tre parole: ‘Non ho paura’.
Nemmeno noi”, conclude Battaglia.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA









