“Sentiamo la solidarietà che ci
arriva dai popoli degli altri Paesi ma la politica a livello
internazionale ha deluso moltissimo, ci aspettavamo molto di
più. Si trattava di riconoscere il livello di gravità dei
crimini commessi a Gaza. Si chiedeva alla politica
internazionale di fare pressioni su chi li sta commettendo. Se
ci fosse stata un’azione unitaria per riconoscere che Israele
sta commettendo dei crimini di guerra, forse si sarebbe potuta
arginare questa violenza. Ma i governi dei vari Stati non si si
sono dimostrati all’altezza della propria responsabilità”. Lo
dice all’ANSA, Wael Al‑Dahdouh capo della redazione di Al
Jazeera a Gaza, che ha perso durante un bombardamento nella
Striscia gran parte della sua famiglia, compresa la moglie, due
figli e un nipote. Il giornalista palestinese ha parlato della
sua tragedia personale e di quella vissuta ogni giorno dalla
popolazione di Gaza in un incontro a Il libro possibile, il
festival sostenuto da Pirelli, in corso a Polignano a Mare.
“La popolazione di Gaza si aspetta molto dagli altri Paesi,
anche dall’Italia. il nostro è un richiamo alle forze politiche
internazionali di assumersi le proprie responsabilità.Finora non
si sono dimostrate all’altezza del proprio compito e della
propria etica” sottolinea Wael Al‑Dahdouh, ricordando anche che
nella Striscia “in quasi tre anni sono stati uccisi finora negli
attacchi israeliani 263 giornalisti, un numero impressionante,
sono molti più di quanti ne sono morti durante la II Guerra
mondiale o in Vietnam”.
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