(Adnkronos) – “Un giorno credi” non è una canzone, ma un viaggio al centro dell’uomo che negli Anni Settanta – e ancora oggi – cercava una propria identità tra le lusinghe accecanti delle ideologie e l’utopia fragile di un mondo migliore. Quel brano, scritto da Patrizio Trampetti, musicato e pubblicato da Edoardo Bennato nell’aprile del 1973 nell’album “Non farti cadere le braccia” e nel successivo “I buoni e i cattivi”, ancora oggi, a distanza di 53 anni, è noto, ascoltato, commentato e citato sui modernissimi social. Perché? Qual è il segreto di quella canzone scritta in una stanzetta di via Belvedere, nel quartiere borghese del Vomero, nel 1972, da un giovanissimo Patrizio Trampetti, alle sue prime esperienze con la Nuova Compagnia di Canto Popolare?



