(di Francesco Gallo)
Dice spesso “quando ero piccolina”
e “ansia” e non smette mai di girare e rigirare le mani durante
tutta l’intervista. È la bravissima Tecla Insolia oggi alla
Berlinale in quanto selezionata tra i dieci giovani attori
emergenti degli European Shooting Stars. Carnagione di
porcellana e lineamenti sottili, l’attrice a soli ventidue anni
ha in realtà tante cose all’attivo: L’arte della gioia di
Valeria Golino (con cui ha vinto il Davide di Donatello),
Familia di Francesco Costabile, L’Albero di Sara Petraglia,
Amata di Elisa Amoruso e infine il dramma musicale Primavera di
Damiano Michieletto. E questo senza contare i suoi inizi da
cantante (ha vinto anche un Sanremo giovani).
“Non posso definirmi una persona totalmente ansiosa, però ho
un piccolo problema, non riesco a prepararmi prima né per le
interviste né per le cose che devo fare, sono fatta così”, dice
subito a inizio incontro. E ancora: “Mi piace ritenermi ancora
piccola. Lavoro da quando avevo undici anni, ma sono ancora allo
stesso tempo una novellina in questo mondo”.
Quando ha realizzato che ce l’aveva fatta? “Quando stavo
girando ‘La bambina che non voleva cantare’, il film su Nada di
Costanza Quatriglio, avevo sedici anni, la più piccola sul set,
ma abbastanza grande per essere cosciente di quello che mi stava
succedendo. Mi sono detta: questo è un mestiere meraviglioso.
Poter dire: vivere recitare e con questo pagare pure l’affitto
e una cosa stupenda”.
Che cosa le ha fatto preferire il cinema alla musica? “Forse
recitare ti dà un po’ più di libertà o forse sentivo limitate le
mie possibilità rispetto a quelle appunto di raccontare la vita
di qualcun altro. E poi anche recitare è una cosa molto
musicale”.
Perché si definisce spesso “una privilegiata”? “Perché sono
stata un po’ viziata: ho fatto la serie tv di Valeria Golino, ho
più lavorato con Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi, tutte
grandi attrici della recitazione del cinema italiano e non solo.
Persone poi che cerco anche di trattenere nel mio quotidiano.
Sentire i loro racconti, la loro esperienza su un determinato
ruolo o argomento, mi fa dire spesso :sono protetta e sto
imparando qualcosa”.
Di film, confessa, ne vede molti: “Non solo ne guardo tanti,
ma sono poi abbastanza critica perché li studio attentamente, è
più forte di me. Penso a come hanno girato quella scena, se la
macchina era veramente vicino agli attori o no. Ultimamente sono
riuscita a vedere ben cinque film in una settimana, ma poi
quando ho visto ‘Sentimental value’ di Joachim Trier ha
cancellato tutti gli altri. Mi è piaciuto tutto di quel film e
soprattutto quella casa, un vero personaggio”.
Rimpianto di essere cresciuta troppo in fretta? “Sono
abbastanza contenta della persona che sono oggi. Perché quando
ho iniziato a studiare canto ero la più piccola di tutte, quando
ho iniziato poi a studiare recitazione ero ancora la più
piccola. Mi sono sempre ritrovata con persone più grandi, quindi
anche per questo è importantissimo ascoltare l’esperienza delle
altre persone”.
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