Grande accoglienza al Comunale
Nouveau per l’Idomeneo, l’opera di Mozart con la quale il Teatro
Comunale di Bologna ha inaugurato la stagione lirica 2026,
l’ultima nello spazio provvisorio di Piazza della Costituzione
che da luglio tornerà alla sua funzione primitiva di padiglione
fieristico. Nel 2027 le attività del Comunale dovrebbero
riprendere nella riqualificata sede storica di Piazza Verdi.
Opera complessa ed enigmatica, fuori dal grande repertorio,
Idomeneo è tornata nei cartelloni bolognesi per la seconda volta
(la prima solo nel 2010 in 245 anni di vita) grazie ad un nuovo
allestimento del regista napoletano, allievo di Roberto De
Simone, Mariano Bauduin. Una rilettura, la sua, in
un’ambientazione non contemporanea ma con riferimenti espliciti
alla pittura Metafisica dei fratelli De Chirico e Savinio,
riconoscibile sia nei costumi di Marianna Carbone che in alcuni
elementi scenici di Dario Gessati. Sullo sfondo la proiezione
video di un mare a tratti calmo o in burrasca, o in una sorta di
tsunami (quando Nettuno intima a Idomeneo di lasciare e cedere
il comando al figlio Idamante) danno profondità allo spettacolo.
Il farraginoso libretto dell’abbate Varesco, siamo ancora
lontanissimi dai capolavori di Da Ponte, narra del vecchio re di
Creta, Idomeneo (magistralmente interpretato dal tenore Antonio
Poli, umanissimo e chiarissimo nell’emissione vocale a partire
dalla virtuosistica aria ‘Fuor del mar ho un mare in seno’), che
per salvare la sua vita e quella del suo esercito in preda a una
tempesta, promette di sacrificare al dio Nettuno il primo uomo
che incontrerà sulla terra. Vittima che, tragicamente, sarà
proprio suo figlio. Il tutto intrecciato a una doppia storia
d’amore.
Le tre prime donne previste da Mozart hanno rivaleggiato in
bravura: il mezzosoprano Francesca Di Sauro nel ruolo “en
travesti” di Idamante, Mariangela Sicilia in quello di Ilia
(entrambe al debutto nella parte) e Salome Jicia nei panni di
Elettra. Assieme al tenore Leonardo Cortellazzi, un efficace
Arbace.
Roberto Abbado, alla sua quarta apertura di stagione a
Bologna, ha diretto conferendo grande rilievo drammatico
all’insieme, senza trascurare i momenti di più intima natura, in
questo perfettamente in sintonia con i professori dell’Orchestra
del Comunale. Sempre straordinaria la prova del Coro, che in
Idomeneo occupa un posto da protagonista, preparato da Gea
Garatti Ansini. Unica nota stonata la conclusione dello
spettacolo affidata (ma così Mozart l’aveva prevista per questa
versione, quella di Monaco del 1781) ad un lungo e noiosissimo
balletto: un vero proprio precipizio dopo la drammaticissima
aria di Elettra, D’Oreste, D’Aiace, appositamente ripristinata.
Al termine lunghe ovazioni per tutti.
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