“Una pittura lenta, riflessiva,
sospesa, in cui ogni segno riconduce a un ordine preciso”. Così
viene descritta l’arte di Marino Sormani, nella presentazione
della mostra “Sormani. L’ordine del tempo”, inaugurata oggi al
Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste.
A cent’anni dalla nascita, il Comune di Trieste, con
l’assessorato alle politiche della Cultura, con il contributo
della Fondazione CRTrieste, rende omaggio all’artista triestino,
con l’esposizione di una cinquantina di opere che raccontano
l’evoluzione stilistica del maestro, scomparso nel 1995, i cui
lavori si contraddistinguono per una grande attenzione sia al
segno grafico che al colore.
La mostra, organizzata da Trart, presenta una selezione di
opere dai taccuini e album fitti di disegni e schizzi, e poi i
dipinti a olio dei primi anni Cinquanta e quelli legati al suo
periodo parigino. Esposte alcune prove di grafica, e poi tanti
paesaggi o angoli particolari, spesso inseriti in un’atmosfera
che suggerisce un ambiente calmo e rilassato.
“Non ho cominciato a dipingere da bambino, ma più tardi –
ricordava Sormani parlando della sua arte – per una scelta
precisa. Come avviene quasi sempre, si comincia per gioco, poi
si fa seriamente. Il fatto è che la mia pittura non esce di
getto, ma richiede una certa ricerca, una certa lucidità: il
lavoro più duro per me è quello di ‘pensare’ il quadro. Il mio
fare spiagge deserte è qualcosa di insito in me, devo e voglio
farle. Certe cose piacciono anche senza che lo vogliamo.
Dipingere in un certo modo dipende dall’educazione, dalla
cultura, dalle esperienze, c’è in questo qualcosa di
imponderabile”.
La mostra sarà visitabile fino al 10 maggio, a ingresso
libero.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA










