“Grazie a tutte le persone in
Francia che hanno sostenuto i nostri film, e sono venute
stasera. Perché senza il vostro supporto e la vostra amicizia,
avuto anche in Italia e in altri Paesi europei, ma soprattutto
in Francia, non avremmo avuto una carriera. Non avremmo fatto
questi film”. Lo ha detto Ken Loach al Festival di Cannes alla
proiezione in spiaggia fuori dal Palais, per la sezione Cinema
on the beach, di uno dei suoi capolavori ‘Terra e libertà’.
Il regista, classe 1936, è arrivato insieme allo
sceneggiatore con cui ha scritto i suoi film negli ultimi 30
anni, Paul Laverty (che è quest’anno nella giuria del concorso).
Dopo l’omaggio del pubblico, che l’ha accolto con una standing
ovation, Loach ha anche commentato le parole dette al “Festival
del Cinema di Berlino, dal mio buon amico Wim Wenders secondo
cui il cinema dovrebbe essere al di sopra della politica. Devo
dire che non sono d’accordo – ha spiegato -. Vorrei citare le
parole di Martin Luther King, ‘la cosa peggiore non è la
violenza dei malvagi, ma il silenzio dei buoni’. Quando
assistiamo “allo sfruttamento, l’oppressione, la ricchezza senza
limiti e la povertà disperata, guerre e crimini di guerra, e,
diciamolo chiaramente, il genocidio di Israele contro i
palestinesi, non possiamo stare in silenzio e non ci staremo”.
Loach alla fine ha anche citato Paul Robeson, l’attore e
cantante afroamericano, attivista dei diritti civili, secondo
cui “gli artisti sono i i custodi della verità, le voci radicali
della civiltà ed è nostro compito esserlo… non è un brutto
lavoro”.
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