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La storia e il significato della seconda Flotilla, nel 2025

di Redazione Ilquotidianodinapoli.it
11/08/2026
in Cultura
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La storia e il significato della seconda Flotilla, nel 2025

(di Francesco De Filippo)
GLOBAL SUMUD FLOTILLA. LA STORIA
SIETE VOI di Maria Elena Delia (Ponte alle Grazie; 304 pag.;
19euro)
Un anno fa, Agosto 2025, oltre 40 barche con equipaggi di 44
Paesi e carichi di aiuti umanitari, materiale medico, salparono
da vari porti del Mediterraneo. La rotta era unica per tutti:
Gaza; così come di tutti era l’intenzione di rompere il blocco
israeliano che la assedia. Era la Global Sumud Flotilla: una
azione “reale, collettiva, liberatoria”, come viene descritta da
Maria Elena Delia, autrice del libro che ricorda
quell’esperienza nel libro “Global Sumud Flotilla”.
   
Un’esperienza che ripercorre la prima azione del genere,
quella di Vittorio ‘Vik’ Arrigoni che il 24 Agosto 2008 con
altri 39 attivisti internazionali, a bordo di due vecchi
pescherecci greci “Free Gaza” e “Dignity”, riuscì a sbarcare a
Gaza. Arrigoni – che viveva a Gaza – sarebbe morto tre anni
dopo, il 14 Aprile 2011, rapito e ucciso da un gruppo
terrorista. Quel gesto dovette segnare una linea rossa per
Israele perché la prima Flotilla (Freedom Flotilla) nel 2010,
composta di sei navi, fu bloccata da abbordaggi delle forze
speciali israeliane; uno di questi, sulla Mavi Marmara, si
concluse con l’uccisione di dieci attivisti. Analogo risultato
(ma senza morti) anche per le due flotille successive: quella
del 2025 oggetto del libro, e l’ultima di pochi mesi fa, in
primavera. Attaccate dalle forze navali israeliane, distrutte in
acque internazionali e i loro occupanti malmenati, derisi,
portati in carcere e torturati in un crescendo di violenza e
crudeltà. Come hanno testimoniato i protagonisti, qualora non
bastassero i video del ministro Itamar Ben-Gvir che accusa i
pacifisti – in ginocchio a terra e con le fascette ai polsi – di
essere terroristi e li ridicolizza.
   
Maria Elena Delia, attivista e portavoce della Flotilla, nel
libro racconta come nasce l’idea della seconda spedizione,
tratteggia i componenti dell’ equipaggio della missione, tra i
quali Thiago Avila, la raccolta di materiale umanitario da
portare, la generosità di tanti donatori e la partecipazione di
massa alle manifestazioni in Italia a favore dei palestinesi.
   
Come se ci fosse un’altra Italia, silenziosa perché non trova
megafoni per far sentire la sua voce, orfana di leader, ma che a
qualunque chiamata si fa trovare pronta. Pacificamente.
   
Delia parte con la Flotilla e racconta il viaggio, la paura
dei droni di notte fino allo scontro con l’apparato repressivo
israeliano che lei non vivrà perché scenderà prima per rientrare
in Italia. “Il punto è capire dove posso essere più utile”, dice
ai suoi compagni di viaggio sorpresi dalla decisione improvvisa
di scendere e proprio la missione è già arrivata in acque
greche. “Forse lì (in Italia, ndr) posso fare qualcosa che da
qui non riesco a fare”. A Koufonissi (Grecia) scenderanno anche
altri, per legittima paura o per tornare al lavoro o altre
cause.
   
Il libro ha la prefazione di Ilan Pappé, storico e politologo
israeliano autore, tra l’altro, de “La pulizia etnica della
Palestina”. Le sue parole sono chiare: “Assieme alle
manifestazioni di solidarietà con i palestinesi, che in tutto il
mondo hanno portato in piazza milioni di persone, la Global
Sumud Flotilla è stata la più forte indicazione del rifiuto
universale del silenzio, di fronte a un genocidio trasmesso in
tv”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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