(di Amalia Angotti)
“Ho rifiutato la grazia, oggi per
il mondo intero sono un terrorista. La prossima settimana sono
stato invitato a Londra, ho chiesto il visto e non me lo hanno
concesso. Eppure mi avevano invitato loro. Poi l’ho avuto, ma ho
sempre paura di essere arrestato. Penso: magari arrivo a Londra
e mi arrestano”. Lo ha raccontato Boualem Sansal, scrittore e
intellettuale algerino, che ha chiuso il festival Francesissimo
al Circolo dei lettori di Torino.
E’ in Italia per la prima volta dopo la scarcerazione e da
poco è entrato fra gli ‘immortali’ dell’Academie Francaise, una
delle più prestigiose istituzioni culturali al mondo.
“Immortale? Non so, lo verificheremo. Sicuro sono un
predestinato. Il mio nome ha due significati: colui che è
portatore di scienza e colui che porta bandiera. Il cognome,
Sansal, significa pietra pomice, questo perché ho la pelle dura
e quindi do un po’ fastidio perché fa male” ha commentato lo
scrittore.
“Nei Paesi musulmani non ci sarà mai la democrazia. E’ la
storia del mondo musulmano che continua a ripetersi, con le
tradizioni, il macismo. Non è possibile. Questi Paesi avrebbero
avuto l’opportunità di creare delle belle democrazie perché sono
Paesi ricchi, ma non usano i soldi per il progresso, unicamente
per comprare armi, costruire castelli, cose folli” ha detto
Sansal, 77 anni, che rispondendo alle domande del curatore del
Festival, Fabio Gambaro, ha ripercorso la sua dura esperienza in
carcere finita dopo un anno grazie a una forte mobilitazione dei
Paesi europei, ma soprattutto all’intervento della Francia e
alla mediazione tedesca. “Se non ci fosse stata tutta
quell’enorme mobilitazione internazionale, mi avrebbero
condannato almeno a vent’anni. Hanno dovuto salvare la faccia.
Per me lo choc psicologico c’è. Mi sveglio di notte e rivedo i
volti delle persone che in carcere sono morte davanti a me,
improvvisamente” ha spiegato Sansal che ha raccontato di essere
stato visto nelle prigioni algerine “come una leggenda,
aspettavano il mio arrivo perché avevano sentito parlare di me,
della mia vicenda”.
“I francesi mi adorano, è vero. Sì, cercano di
strumentalizzarmi, ma è normale quando si ha una certa
notorietà. Magari un giorno mi chiederanno di fare la pubblicità
di un sapone o di uno shampoo – scherza lo scrittore -. Scrivere
un libro sulla mia esperienza in carcere? E’ molto facile trarre
un grande romanzo da un’esperienza come questa perché l’essere
umano in questi casi tocca veramente il fondo con la sofferenza.
Ma in questo momento la Francia ha tanta sofferenza, i francesi
sono tristi, mi sembra la prigione in cui ho vissuto. Credo
piuttosto che utilizzerò la mia esperienza come sfondo per
costruire una storia proiettata verso il futuro”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA










