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Agnès Varda all’Accademia di Francia, omaggio alla fotografa e regista francese

di Redazione Ilquotidianodinapoli.it
22/02/2026
in Cultura
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Agnès Varda all’Accademia di Francia, omaggio alla fotografa e regista francese

L’Accademia di Francia di Villa Medici celebra, nella capitale, l’opera fotografica di Agnès Varda (1928-2019) con ‘Agnès Varda. De-ci De-là. Paris-Rome’ la prima grande retrospettiva dedicata dall’Italia alla celebre regista in occasione del settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma. Apertura della mostra, a cura di Anne de Mondenard (musée Carnavalet – Histoire de Paris), il 25 febbraio (in programma fino al 25 maggio). L’esposizione invita a un’immersione nella Parigi del dopoguerra e, in particolare, nel cortile-atelier di rue Daguerre, luogo di vita, creazione e sperimentazione di Agnès Varda per quasi sette decenni, inscindibile dalla sua opera. Agli anni parigini fanno eco le fotografie realizzate dall’artista durante i suoi viaggi in Italia, da Venezia a Roma, nelle ville e nei giardini rinascimentali o sui set cinematografici. Attraverso i luoghi e le figure che l’hanno ispirata, la mostra traccia il percorso di un’artista prolifica e singolare. Il suo lavoro sarà inoltre protagonista di ‘Viva Varda’ (6 marzo 2026 – 7 febbraio 2027), un’esposizione alla Galleria Modernissimo della Cineteca di Bologna realizzata in collaborazione con la Cinémathèque française.

La mostra ripercorrerà l’intera opera della prima cineasta ad aver ricevuto l’Oscar onorario per l’intero arco della sua carriera. L’esposizione di Villa Medici mette, dunque, in dialogo l’opera della fotografa con quella della cineasta attraverso un insieme di 130 stampe originali, estratti di film, pubblicazioni, documenti, manifesti, fotografie di scena e oggetti appartenuti all’artista. Ideata dal musée Carnavalet – Histoire de Paris e a cura di Anne de Mondenard e di Paris Musées, è stata presentata a Parigi dal 9 aprile al 24 agosto 2025. L’esposizione è il frutto di un lavoro di ricerca durato oltre due anni e si basa sul fondo fotografico di Agnès Varda, nonché sugli archivi di Ciné-Tamaris, la società di produzione da lei fondata, oggi diretta dai figli Rosalie Varda e Mathieu Demy.Il percorso traccia gli esordi di Agnès Varda come fotografa e il suo insediamento all’inizio degli anni cinquanta nel cortile-atelier di rue Daguerre, trasformato in studio di posa, laboratorio fotografico e sede della sua prima mostra nel 1954. Quel cortile, condiviso più tardi con il suo compagno, il regista Jacques Demy, diventa il cuore del suo universo. Fotografie ed estratti di film mettono in risalto lo sguardo anticonvenzionale, venato di umorismo e di singolarità, che l’artista rivolge alle strade della capitale e ai suoi abitanti. Attraverso opere come ‘Cléo de 5 à 7’ (1962) o ‘Daguerréotypes’ (1975), la mostra sottolinea in particolare la sua attenzione costante per le donne e per le vite marginali. La mostra riunisce le opere di diversi artisti presentate in dialogo con le fotografie e i film di Agnès Varda, tra i quali, Giancarlo Botti, Michaële Buisson, Alexander Calder, Martine Franck, Dominique Genty, JR, Liliane de Kermadec, Michèle Laurent, Claude Nori, Laurent Sully-Jaulmes, Robert Picard, Valentine Schlegel, Collier Schorr.In continuità con la mostra, L’Italia di Agnès Varda illumina i legami profondi che unirono l’artista all’Italia attraverso una selezione di fotografie inedite realizzate durante due soggiorni, nel 1959 e nel 1963. All’epoca Agnès Varda era conosciuta come fotografa teatrale e lavorava su numerose commissioni di reportage per la stampa in Francia e in Europa. Nel 1959 esplora Venezia e la sua regione alla ricerca di luoghi di ripresa per ‘La Mélangite’ (ou ‘Les Amours de Valentin’), un film che non vedrà mai la luce. Le sue fotografie testimoniano la scoperta dell’Italia e il suo gusto per il pittoresco. Le vedute di Venezia e dei suoi abitanti rispecchiano pienamente il suo spirito. Alla pratica spontanea della fotografia si affianca l’attrazione per scene grafiche che giocano con ombre e contrasti. Alla Villa della Torre, nei pressi di Verona, e nei Giardini di Bomarzo nel Latio, i materiali e la singolarità delle sculture la affascinano. Nel maggio 1963, la rivista francese Réalités le commissiona un ritratto di Luchino Visconti, appena insignito della Palma d’oro per ‘Il Gattopardo’. Parte per Roma con tre macchine fotografiche. Provini a contatto e fotografie a colori documentano la sessione con quello che la stampa definiva il ‘principe taciturno del cinema italiano’. Nello stesso periodo Jean-Luc Godard gira ‘Il disprezzo’ negli studi Titanus. Varda si reca sul set e fotografa il suo amico mentre dirige Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli. Una cinquantina di stampe originali della collezione di Rosalie Varda, nonché documenti provenienti dai suoi archivi e dal fondo depositato presso l’Institut pour la photographie des Hauts-de-France raccontano per la prima volta il rapporto di Agnès Varda con l’Italia. Giunta a Parigi nel 1943, Agnès Varda frequenta l’École du Louvre e sceglie di dedicarsi alla fotografia, una pratica che le consente di coniugare dimensione manuale e riflessione intellettuale. Durante gli anni di apprendistato condivide un appartamento nei pressi di Pigalle con tre altre giovani donne. Le coinquiline diventano i primi soggetti dei suoi ritratti, mentre le rive della Senna si impongono come i suoi primi paesaggi parigini. In questa fase iniziale si affermano già il suo stile — caratterizzato da una sottile qualità enigmatica di matrice surrealista — e la sua identità artistica. Nel 1951 Agnès Varda si trasferisce al numero 86 di rue Daguerre, uno spazio dal carattere singolare. Riconverte due ex negozi, separati da una corte-vicolo, in atelier, studio e laboratorio. Questo luogo di lavoro e di creazione diventa anche uno spazio di vita condivisa con la scultrice Valentine Schlegel e con una famiglia di rifugiati spagnoli. Nella corte organizza la sua prima esposizione nel 1954 e vi realizza i suoi primi film.Negli anni cinquanta Agnès Varda ricopre il ruolo di fotografa ufficiale del Théâtre national populaire di Jean Vilar e del Festival di Avignone. Questa esperienza le apre le porte del mondo artistico parigino. Realizza numerosi ritratti e servizi fotografici, immortalando figure quali Calder, Brassaï, Suzanne Flon, Giulietta Masina e Fellini. Unendo ironia e una sottile qualità enigmatica, fino a toccare talvolta una dimensione più cupa, si afferma progressivamente come una voce singolare della scena intellettuale del dopoguerra. Agnès Varda eccelle nel reportage, affermando al contempo, in alcuni soggetti, un’estetica e un metodo segnati dal linguaggio cinematografico. Come farebbe un regista, mette in scena le sue riprese e dirige i suoi modelli: una bambina travestita da angelo o giovani attori che mimano diversi comportamenti amorosi. Nel 1961, con ‘Cléo de 5 à 7’, Agnès Varda firma insieme un ritratto femminile e un documentario su Parigi, in cui la città diventa specchio degli stati d’animo della protagonista, turbata dal timore del cancro. Nel 1967 torna a filmare Parigi in risonanza con le emozioni che attraversano una giovane madre, angosciata dalla guerra in Vietnam. Vicina ai cineasti della Nouvelle Vague, Agnès Varda inscrive il suo sguardo sulla città in un dialogo continuo tra sfera intima e dimensione politica. Nelle sue fotografie e, in seguito, nei suoi film, Agnès Varda interroga il modo in cui le donne vengono guardate e rappresentate, in particolare in ‘L’une chante, l’autre pas’, dove prende posizione a favore dei diritti femminili e della contraccezione. Il suo femminismo si inscrive in un’attenzione più ampia rivolta all’umano. Già negli anni cinquanta porta alla luce la popolazione impoverita che anima il mercato di rue Mouffetard (‘L’Opéra-Mouffe’, 1958). Più tardi, in ‘Daguerréotypes’ (1975), si concentra sui commercianti di rue Daguerre, da lei definiti la ‘maggioranza silenziosa”. Ne registra gesti, volti e narrazioni della vita quotidiana con una poetica sincerità, in bilico tra documentario sociale e omaggio surrealista.Nel 1959, durante una ricognizione a Venezia e nei dintorni, Agnès Varda coglie scene di vita quotidiana e motivi ricorrenti come il bucato alle finestre e i passaggi in ombra. In occasione di questo viaggio realizza uno dei suoi celebri autoritratti davanti a una tela di Gentile Bellini, giocando con umorismo sulla sua acconciatura ormai divenuta iconica. Inviata a Roma nel 1963 per fotografare Luchino Visconti, fa visita a Jean-Luc Godard sul set del ‘Disprezzo’ e ritrae Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli. Fino alla metà degli anni Sessanta, Agnès Varda realizza nella sua corte ritratti di giovani attrici e attori, tra cui Delphine Seyrig e Gérard Depardieu. Dopo aver reso celebri i commercianti del vicinato in ‘Daguerréotypes’ (1975), si identifica sempre più con la sua strada, al punto da definirsi ‘daguerréotipista’. Nel corso degli anni, la corte-atelier si trasforma in una corte-giardino, che talvolta si estende fino a rue Daguerre, come nell”autodocumentario’ ‘Les Plages d’Agnès’ (2008). È anche il luogo in cui Agnès Varda si racconta, si mette in scena e dal quale la sua opera si diffonde e prende forma. A Parigi, Agnès Varda non si lascia sedurre dagli aspetti più pittoreschi della capitale. Rivolge invece lo sguardo a ciò che passa inosservato e ai luoghi che le sono più familiari: il suo quartiere e le rive della Senna. Gli estratti presentati in mostra rivelano il modo in cui la sua macchina da presa attraversa lo spazio urbano. Essi attingono a tutti i generi — finzione, documentario, pubblicità — e a una pluralità di formati, dai lungometraggi ai cortometraggi, fino ai frammenti di prova.

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