Dal primo al 15 marzo alla Scala
andranno in scena due cicli interi del Ring des Nibelungen,
ovvero l’Anello del Nibelungo, la tetralogia di Wagner a 150
anni dalla prima esecuzione assoluta a Bayreuth e a cento dalla
prima esecuzione da parte di una orchestra italiana: quella
della Scala che lo eseguì nel 1926.
Da allora a Milano sono stati eseguiti diversi cicli e
questi due consecutivi arrivano dopo la messa in scena a partire
da ottobre 2024 dei quattro titoli: Das Rheingold (L’oro del
Reno), Die Walküre (La Valchiria), Siegfried (Sigfrido) e Die
Götterdämmerung (Il crepuscolo degli dei) con la regia di David
McVicar e la direzione di Alexander Soddy e Simone Young.
La campagna abbonamenti per un ciclo intero è partita da
tempo e ha dato i suoi frutti: 2.400 quelli venduti, equamente
distribuiti fra le due date, la metà con formula premium (che
include anche la cena), venduti a spettatori di 60 Paesi
diversi, di cui solo il 35% italiani, gli altri per ma maggior
parte statunitensi (16%), britannici (9%), francesi e tedeschi
(5%) ed australiani (4%).
La messa in scena è accompagnata da una serie di eventi
collaterali fra cui due mostre e incontri. Quello di domani sui
cento anni di tradizione wagneriana alla Scala sarà anche
l’occasione per presentare il restauro di sei dei nove oli
wagneriani realizzati da Mariano Fortuny ispirato dal Ring e da
Tristan und Isolde e realizzati quando gli fu chiesto di
realizzare scene e costumi per il ciclo in programma alla Scala
dopo la guerra. Fortuny morì nel 1949, un anno prima che il Ring
fosse messo in scena con la direzione di Wilhelm Furtwängler e
la vedova li donò al teatro. Gli altri tre oli a tema wagneriano
sono invece esposti alla mostra ‘La Rivoluzione del Ring’ al
museo del Teatro.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA










