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Influenza, il pediatra: “Nei prossimi giorni prevedibile aumento casi”

di Redazione Ilquotidianodinapoli.it
09/01/2026
in Cronaca Italiana
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Influenza, il pediatra: “Nei prossimi giorni prevedibile aumento casi”

L’influenza rischia di mettere a letto tanti italiani la prossima settimana. Il virus circola e in questi giorni è ‘favorito’ da due elementi che possono condizionare lo sviluppo della situazione. “Non si può prevedere quando si raggiungerà il picco dell’influenza 2026 – variante K compresa e delle altre infezioni respiratorie”, dice il pediatra Italo Farnetani all’Adnkronos Salute. Ma “da un lato il freddo, che spinge a passare più tempo al chiuso”, e dall’altro “la ripresa delle scuole” e dei contatti fra milioni di persone – studenti, personale scolastico, e genitori che accompagnano i ragazzi – sono due fattori che incidono sull’andamento dell’epidemia di malanni invernali. E “ci si aspetta che porteranno a un aumento del numero di malati, “possibile dalla settimana prossima”.

“Fare previsioni sul picco non è possibile – chiarisce l’esperto – perché l’andamento nell’intera popolazione dipende da diversi elementi, come la carica infettante e il numero degli agenti patogeni in circolazione – e non c’è motivo di ritenere che quest’anno sia sostanzialmente diverso rispetto agli anni scorsi, su questo fronte – ma anche le condizioni meteorologiche”.
“E questo è un fattore che fa la differenza non perché il freddo faccia ammalare in quanto tale, ma perché le temperature rigide, come quelle di questi giorni, spingono a stare di più in ambienti chiusi dove è più facile e rapida la trasmissione degli agenti infettivi e il contagio. Applicando questi principi alla situazione attuale -osserva ancora- è facilmente prevedibile che a un’impennata dei contatti corrisponda anche un aumento sostanziale nel numero di malati, dalla settimana che inizia il 12 gennaio”.
L’effetto scuola
In questi giorni, ricorda Farnetani, “bambini e ragazzi sono rientrati a scuola. E così venti milioni di persone, fra gli studenti e chi li accompagna, i docenti e il personale scolastico, si incontreranno con la possibilità di scambiarsi agenti infettivi”. Riflettori puntati soprattutto su bambini e ragazzi: “Basta pensare all’affollamento che c’è all’entrata e all’uscita dagli istituti scolastici per capire come si moltiplichino le occasioni di contatto. In questo contesto, fra scuola e lavoro, ogni singola persona incontra molti altri soggetti, in un numero che varia nell’arco della giornata. Ma matematicamente è un numero quotidiano elevato. Ci sono poi le condizioni climatiche: il peggioramento del meteo e l’abbassamento delle temperature inducono a stare sempre meno all’aria aperta”.

“Esaminandola dal punto di vista pediatrico, la situazione non va drammatizzata – assicura Farnetani – Il bambino piccolo presenta una sorta di ‘verginità immunologica’ e, poiché nei primi 6 anni di vita incontrerà circa 40 degli agenti patogeni che infettano l’essere umano, si ammalerà dalle 4 alle 5 volte l’anno. In questo periodo completerà il suo apprendimento immunologico. È prevedibile anche che possa arrivare a raggiungere fino a un monte di 100 giorni in cui presenta tosse – ovviamente non continuativi – nell’arco di un anno”. Il consiglio
“L’unico consiglio che do – prosegue – è di aprire le finestre, quando si sta in casa, almeno per 45 minuti al giorno. E raccomando che bambini si lavino accuratamente le mani, in media sono necessari almeno trenta secondi. Le infezioni respiratorie presenti in questo periodo si trasmettono infatti non solo attraverso l’aria che respiriamo, ma la seconda via di trasmissione è proprio attraverso le mani. Il contatto con agenti infettivi può avvenire pure tramite fazzoletti e indumenti ed è bene anche lavare le superfici, come quella del tavolo che viene toccata da più persone”.

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