Un duello tra gentiluomini che, tra pochi tecnicismi, non si sono risparmiati qualche colpo ad effetto sferrato a vicenda contro l’avversario.
Nel giorno in cui è entrato in vigore il consueto periodo di par condicio prima del voto, è scattato il primo confronto televisivo in prima serata sul referendum per la riforma della separazione delle carriere dei magistrati: da una parte il ministro della Giustizia Carlo Nordio e dall’altra l’esponente del Comitato Comitato ‘Società civile per il No nel referendum costituzionale’, Giovanni Bachelet, ex deputato e figlio del giurista Vittorio Bachelet, assassinato dalle Brigate Rosse.
Su Raiuno a Cinque Minuti, da Bruno Vespa, ciascuno dei due ha avuto al tavolo del dibattito la possibilità di parlare per due minuti e sei secondi. Poi il confronto è proseguito anche a Porta a Porta per un’altra ventina di minuti complessivi. Fin dall’inizio della trasmissione, ha pesato il caso delle frasi del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, il quale aveva parlato di “imputati e massoneria deviata” a proposito dei sostenitori del Sì che andranno a votare.
“Sono sconcertato da quello che ho sentito. Mi domando se l’esame psico-attitudinale che noi abbiamo proposto per l’inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine della carriera”, ha detto il Guardasigilli. A definire le parole di Gratteri “un commento offensivo per gli elettori e sbagliato” è stato anche Bachelet, che poi ha stemperato: “Porterà più voti al Sì. Per fortuna poi ci sono i commenti del ministro che ci faranno risalire per il No”.
E da lì in poi è partito l’atteso confronto verbale: nessun colpo basso e poca aggressività, solo una serie di ganci rifilati sul ring del dibattito, che ha avuto sullo sfondo la vicenda Palamara, il caso Tortora e alcune incoerenze della politica.
“Le degenerazioni sono anche nei partiti, non hanno riguardato solo le correnti della magistratura. E quando sono sane, sono una legittima espressione di pluralismo”, ha chiarito Bachelet. Poi Nordio ha citato la drammatica storia di Enzo Tortora, accusato e detenuto ingiustamente: “I magistrati di quel caso furono poi protetti nel Csm dalle correnti”.
A quel punto Bachelet è intervenuto sulla questione della “giustizia domestica”, più volte posta dal ministro riguardo alla presunta indulgenza del Csm nei confronti dei magistrati: “Mi pare più nel Parlamento che non nel Csm”, dice l’ex deputato, ricordando che “l’unico salvarsi dal caso Palamara è stato un parlamentare, perché non è stato possibile usare le sue intercettazioni”. Parole a cui controbatte il ministro: “Sulla vicenda Palamara sono stati salvate decine magistrati di determinate correnti. Non penseremo che quella vicenda ruotasse attorno a cinque persone?”.
Sullo stesso tema, Bachelet poi incalza Nordio: “Se non condividi le decisioni del Csm perché non le impugni?”. Ma Nordio insiste: “Si parlerà di giustizia domestica finché il Csm non farà ammenda su come la Sezione disciplinare ha tappato la bocca” alla verità “escludendo tante intercettazioni dove c’erano tra i più importanti magistrati italiani”.
Verso il finale le parole più dure sul clima acceso tra politica e toghe: “attaccando i singoli magistrati il governo compie barbarie – ha detto il presidente del Comitato per il No – Questa riforma è stata fatta unilateralmente, non con un lavoro di insieme”. Il Guardasigilli gli ha fatto notare: “Su di noi sono state dette delle porcherie. Non siamo né eversivi, né piduisti, né fascisti”. Infine le considerazioni sul caso del magistrato dell’ufficio della Cassazione che si è pronunciato, tra gli altri del collegio, sul ricorso per il quesito del referendum per dimostrandosi apertamente per il No: “È stata una situazione paradossale”. Bachelet ha replicato: “L’attacco a un singolo magistrato è una novità”. E il ministro Nordio ha risposto: “Ma è anche una novità che un magistrato si comporti in questo modo”.
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