(dell’inviata Mauretta Capuano)
Michel Houllebecq, l’autore di
libri profetici come ‘Sottomissione’, ‘Piattaforma’, ‘Le
particelle elementari’, non si sente “un profeta”.
“Come profeta sono stato un po’ sopravvalutato” dice a
Pordenonelegge, la festa del libro e della libertà che si
conclude il 20 settembre. Poeta prima di essere narratore e
saggista, è a Pordenone con ‘Tutte le poesie’ (La nave di
Teseo), la sua opera poetica completa con la raccolta inedita
‘Si perde sempre’.
Eccentrico, provocatorio, sempre più difficile da incontrare,
“è un po’ strano – dice – il modo in cui si definiscono i
profeti. Ci sono quelli veri, della Bibbia che immaginavano ogni
sorta di disgrazia e lo facevano per opprimere il popolo di
Israele. Io anche predico disgrazie per opprimere l’umanità, ma
sono meno severo e cattivo”.
Sull’avanzare delle destre, lo scrittore afferma che “l’Italia
è pronta a rassicurare il resto dell’Europa. Non ho la
sensazione che sia andata o stia andando verso il fascismo”. E
sul successo elettorale dell’Afd in Germania e su quello che sta
accadendo nel suo paese, la Francia, sottolinea: “non possiamo
dire che la Francia sia un caso molto particolare in Europa, la
situazione si sta generalizzando in vari paesi europei. Una
delle conseguenze spiacevoli di questa situazione in Francia è
che la sinistra è diventata molto cattiva. Quando ero giovane,
molto tempo fa, ma anche quando ero relativamente adulto – ha
spiegato lo scrittore, 70 anni – la sinistra era così dominante,
soprattutto dal punto di vista culturale e intellettuale, che
poteva permettersi di fare il bello e cattivo tempo, di essere
tollerante. Ora il suo dominio non è più così incontrastato e
quindi sorveglia maggiormente le cose”.
Con la poesia Houellebecq si è sempre sentito a suo agio, “era
una cosa quasi naturale. Le prime che ho pubblicato risalgono a
40 anni fa, ma non ero completamente scemo e sapevo che non
avrei potuto guadagnarmi la vita facendo solo il poeta. Scrivere
il primo romanzo è stata una decisione strana. Non lo sentivo
così naturale come la poesia. Nelle poesie c’è sempre in nuce un
romanzo potenziale”.
Ma la cosa meno nota è che quando Houllebecq era giovane leggeva
tantissima fantascienza. “Veramente dicevo a tutti che ero un
grande esperto di fantascienza e bisogna leggerne davvero tanta
per dirlo. E’ un vero peccato che si sia dimenticata la
fantascienza anni ’70 perché viviamo in un’epoca in cui alcuni
elementi cominciano a concretizzarsi, ad esempio l’IA. Alcuni
sono stati più profeti di me” dice sorridendo.
Scriverebbe ancora Sottomissione? “Si, ma sarebbero minori le
possibilità che questa pubblicazione si potesse realizzare.
L’università in Francia era una zona in cui l’antisemitismo
aveva maggiore possibilità di svilupparsi. Mentre scrivevo
Sottomissione mi aggiravo per gli atenei per tastare il polso
della situazione e mi aveva sorpreso vedere le prime locandine
di protesta contro un professore israeliano. Tutto questo si è
sviluppato molto, meno nel resto della società”.
“Alla fine ti rendi conto che ci sono grosse mancanze nei miei
libri, dei buchi, vere e proprie voragini. Faccio per esempio
fatica a scrivere dei grandi temi come la relazione con il
padre, non ci riesco” sottolinea.
Ma cosa la ha spinta a scrivere il primo romanzo? “Mi sembrava
strano non ci fosse nessun informatico che si dava alla
letteratura. Lo so, non sembra appassionante, ma è così” dice
Houllebecq che, prima di diventare un famoso autore, ha
lavorato come informatico e analista programmatore.
La lotta che si perde sempre, come suggerisce la raccolta
inedita di poesie, “è quella contro la morte. Ma, rispetto alla
morte non mi piace la rassegnazione. E’ sciocco ma mi
innervosisce”.
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