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Maria Antonietta e Colombre, la felicità è democratica e noi la rapiniamo

di Redazione Ilquotidianodinapoli.it
31/01/2026
in Cultura
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Maria Antonietta e Colombre, la felicità è democratica e noi la rapiniamo

(di Cinzia Conti)
Quanto sarebbe bello se la felicità
fosse davvero democratica e accessibile a tutti. Ma purtroppo in
un mondo sempre più storto e incendiato dalle guerre non è così.
   
E allora forse anche il reato di rapina sarebbe perdonato, se il
bottino fosse fatto di felicità e sorrisi, di serenità e
benessere. A portare sul palco di Sanremo la teoria non sarà
Gustavo Zagrebelsky ma la deliziosa canzone indie della coppia
di cantautori Maria Antonietta e Colombre “La felicità e basta”
che gorgheggiano: “Baby, facciamo assieme una rapina, baby/ per
riprenderci tutta nostra vita./ Che cosa credi? / Credo che la
felicità ce la prendiamo e basta”.
   
“Noi siamo un collettivo – spiegano all’ANSA i due artisti
marchigiani, classe 1987 lei e 1982 lui – e cantiamo di questa
felicità che ci è tolta da tutte queste aspettative della
società intorno che ti impone di essere sempre all’altezza della
situazione. E se non ci riesci è un tuo errore. Respingiamo
questo senso di colpa atavico per cui appunto quando sei
infelice in qualche modo te lo sei meritato, devi aver sbagliato
qualcosa, forse non ci hai creduto abbastanza. Ecco, pensiamo
che questa favola del credici, devi essere convinto, è una
deriva di un sistema proprio economico, addirittura la felicità
è una merce, la devi meritare, non è gratis. Invece secondo noi
è un meccanismo profondamente perverso, del quale soffriamo
anche noi due, perché non è che noi siamo maestri di vita, ma
siamo parte di questo mondo come tutti”.
   
Secondo Maria Antonietta e Colombre “la felicità è una cosa
da prendere. Nella canzone – spiegano – non è che si dice credo
che la felicità sia X, Y, Z, non c’è una definizione da
maestrini, la felicità è ‘ce la prendiamo’, quindi non la
passività e soprattutto – ci tengono a dire – non cerchiamo
definizioni perché ognuno poi trova la felicità come meglio
crede, con la sua natura. C’è gente che ha una famiglia e sta
trovando la sua felicità, chi sta da solo e sta bene uguale, chi
sta con dieci cani ed è felice, gente che ha un lavoro canonico
ed è felicissima di averlo, e altra gente che invece ha un
lavoro pazzo e instabile e comunque è felice della propria
libertà, nel senso che nessuno sa la ricetta qui, però c’è un
invito ad agire per prendersela”.
In un mondo così in guerra quanto è difficile parlare di
felicità: “Sicuramente è un mondo molto infelice e che produce
molta infelicità: in questi termini anche la felicità è un fatto
politico, un atto di resistenza da un certo punto di vista.
   
Quando tu sei felice, comunque sei potente, sei più capace di
poter incidere sulle cose, sulla realtà, sul mondo, ma anche su
te stesso. Quando sei infelice, sei svuotato, sei annichilito e
stai lì e subisci e alla fine in questo mondo terribile, perché
è un mondo che si fonda sull’ingiustizia, sulla prevaricazione e
su logiche che sono comunque economiche, non c’è spazio per
l’empatia e per tutta una serie di sentimenti che invece secondo
noi sono il punto di partenza, il punto zero e la cosa davvero
più importante che dovrebbe essere il centro di tutto”.
   
Nella serata duetti si vocifera che saranno affiancati da
Brunori Sas, ma loro non si sbilanciano: “Non diciamo se è uomo
o donna, ma è una persona alla quale vogliamo molto bene e ci
vuole molto bene”. E sul fatto di essere disposti in caso di
vittoria ad andare all’Eurovision Song Contest, portando magari
un messaggio di pace, oppure a boicottarlo come ha annunciato
che farebbe la collega Levante sono netti: “Quando fai musica
porti sempre un messaggio, questo è palese. Noi però facciamo un
passo alla volta: in questa ipotetica surrealtà di una vittoria
al festival, cosa che non accadrà, arriveremo al momento in cui
abbiamo vinto il festival e lì diremo che cosa pensiamo di
questa situazione, prima no, assolutamente. Questo non vuol dire
che siamo degli ignavi, che non abbiamo un’idea, ma la diremo se
servirà al momento giusto. È palese dalla nostra canzone come la
pensiamo, è abbastanza evidente”.
   
Sul loro sodalizio artistico scoppiato assieme all’amore dopo
aver calcato per anni le scene underground raccontano:
“Funzioniamo – dice Colombre – con del rispetto reciproco,
ognuno delle sue cose, dei suoi spazi che è una cosa sacrosanta.
   
Grazie a Dio, alle stelle, alla fortuna, a quello che è,
‘matchiamo bene’ quindi con pochissimi litigi”. “Il senso del
tempo – aggiunge Maria Antonietta – ci divide decisamente. Io
sono molto british, lui invece è più giamaicano nella modalità.
   
Questa è l’unica vera frizione tra di noi, per il resto ci
divertiamo molto nel fare le cose, nel vivere la nostra vita,
nel fare la musica”. Dopo il caso dei Coma_Cose, che dopo il
successo sanremese si sono lasciati, potrebbero avere qualche
timore anche loro? “Noi – risponde Colombre – sappiamo che cosa
siamo e lo siamo da tanto tempo, poi se c’è un atto voyeuristico
o sciamanico nei confronti di altri che ti augurano tutt’altro,
dipende sempre come ti poni. Se tu vuoi far vedere una cosa,
vuoi fare lo show, è chiaro che sei più sottoposto a qualcosa, a
un giudizio, ma se tu invece vai per come sei, magari con i tuoi
limiti e anche le prese male… Se il gioco non ci piace e se la
festa non ci piace, ce ne andremo da un’altra parte a un’altra
festa, non è un problema” dicono.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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