(di Angelo Cerulo)
L’Orchestra Italiana, le famiglie e
i luoghi di una cultura unica espressione di una città che lo
accolse quando arrivò da Foggia per studiare Giurisprudenza, la
magia di un mondo nel quale la musica e gli artisti lo
ammaliarono così come la vita che animava le strade e che lo
stregò, e poi aneddoti, ricordi, emozioni, tante, come quando
parla di Luciano De Crescenzo, di Roberto Murolo e di Mariangela
Melato con le trasferte a Capri. Ma anche momenti esilaranti
come il ricordo degli scherzi con gli amici di sempre e il
‘richiamo’ dei piatti tipici della cucina all’ombra del Vesuvio
con disquisizioni su come si faccia un buon gateau di patate.
Sono alcune delle tappe del viaggio di più di tre ore nella
‘sua’ Napoli che è diventato un itinerario collettivo nella
memoria e nelle melodie di quanti hanno partecipato questa sera
nel Teatro Trianon Viviani (sold out da giorni e standing
ovation per l’artista) alle ‘quattro chiacchiere’ di Renzo
Arbore con Marisa Laurito, tra ricordi e emozioni.
Un evento promosso dal teatro partenopeo (diretto da Laurito)
e dalla Fondazione Campania dei Festival (diventerà anche uno
speciale che trasmetterà la Rai), prodotto da FILMTPRO.
L’incontro ha preso spunto dal libro-intervista “Mettetevi
Comodi”, scritto dal giornalista Andrea Scarpa per Fuoriscena,
punto di partenza per un racconto intimo e brillante che
attraversa ricordi personali, aneddoti, passioni e visioni
culturali di Renzo Arbore.
Ad arricchire il racconto nel teatro di una personalità
poliedrica, filmati delle tournée internazionali con l’Orchestra
Italiana, insieme con stralci delle più celebri trasmissioni
televisive e radiofoniche che hanno segnato intere generazioni,
restituendo al pubblico il ritratto di un artista che ha saputo
innovare linguaggi, valorizzare la tradizione e portare la
cultura napoletana nel mondo con eleganza, ironia e profondità.
Sul palco due grandi artisti, ma, soprattutto, due grandi amici
(‘Renzo è un grande signore, una persona elegante’ ha detto
l’attrice e che esplora ‘tutte le arti in lungo e in largo’) nel
solco di un rapporto consolidatosi negli anni e che ha coinvolto
il pubblico (in platea diversi artisti, protagonisti della
televisione e del teatro).
Coinvolgimento sentito sul palco e fra gli spettatori in
diverse occasioni: quando sono stati evocati, nei filmati e nei
ricordi, artisti come Pino Daniele (debuttò alla trasmissione
‘L’altra Domenica’ con ‘Na tazzulella ‘e cafè), Massimo Troisi
(che a Firenze canta con l’Orchestra Italiana la canzone celebre
del capoluogo toscano con una napoletana), Renato Carosone, Totò
(morto il quale la sua nobiltà di cuore e la sua funzione
‘consolatoria’ di unire Nord e Sud, ricco e povero, si è persa e
gli avversari sono diventati nemici), Sergio Bruni e Murolo, uno
spettacolo per il primo scudetto del Calcio Napoli (e non è
mancato nella sala un grido, ‘Forza Napoli’). Un filo unico
legato a Napoli che si è snodato anche in episodi esilaranti
come le sue visite dal sarto o gli scherzi a Roberto Murolo
(‘credeva a tutto, una volta lo portammo a Posillipo dicendo che
erano arrivati i marziani’).
Un uomo – accompagnato sul palcoscenico da una donna
brillante e anch’essa emozionata – che ha raccontato, anche col
linguaggio del suo corpo condizionato dall’età, che gli anni non
contano quando le emozioni mostrano uno spirito vivace e
curioso.
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